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Educazione finanziaria. Ecco perché in Italia scarseggia

Raramente a scuola si parla di educazione finanziaria, educazione civica, ambientalismo oppure di giustizia sociale. Tutto ciò non va bene…

L’educazione finanziaria è uno degli anelli più deboli della società italiana, una realtà basata sulla cultura generale ma poco su ciò che conta davvero.

Siamo abituati a studiare italiano, grammatica, storia, geometria, scienze e dedicare un’ora alla settimana alla religione.

Ma raramente parliamo a scuola di gestione economica personale, educazione civica, ambientalismo oppure di giustizia sociale.

Perché?

Perché la struttura scolastica italiana è mirata a generare dipendenti e non imprenditori, persone che sono in grado di eseguire gli ordini ma non a comprendere perché lo stanno facendo.

So che sembra estremo, ma sotto sotto è così.

Ed in questo articolo voglio parlarti perché proprio di educazione finanziaria il nostro Paese avrebbe davvero bisogno.


Il ritardo dell’educazione all’italiana

Non mi sento di criticare le migliaia di insegnanti che ogni giorno fanno lezione ad altrettanti ragazzi desiderosi di imparare qualcosa.

Non mi sento neanche di dire che alcune materie siano inutili. Infatti, non è giusto parlare di inutilità dal punto di vista formativo perché imparare qualcosa di nuovo ti arricchisce sempre, indipendentemente dal contesto.

Voglio invece parlare del sistema formativo generale.

Lo scopo della scuola è formare uomini e donne del futuro sulle quali spalle poggerà il funzionamento del Paese e del suo sviluppo.

Lo scopo della scuola è formare uomini e donne del futuro sulle quali spalle poggerà il funzionamento del Paese e del suo sviluppo.

Non una cosa da poco, eh.

I più ottimisti possono vederla come “i ragazzi di oggi saranno l’ossatura del Paese che porteranno avanti l’Italia nel prossimo futuro“.

I più scettici, invece, possono rassegnarsi al “beh alla fine qualcuno la pensione me la dovrà pure pagare, no?“.

Penso che per fare un ragionamento del genere dobbiamo farci due domande:

  1. Quali sono gli elementi più importanti del mondo moderno?
  2. Quali sono le competenze richieste al giorno d’oggi?

Se da un lato è vero che procedendo con gli studi ci si specializza sempre di più, bisogna altresì dire che caratteri “di nicchia” sono diventati sempre più attuali e ogni persona ne ha a che fare ogni giorno.

Un esempio?

La finanza.

Oppure il senso civico, la formazione politica e del diritto, il multi-linguaggio, l’ambientalismo, la giustizia sociale…

Sono tutte cose di cui parliamo ogni giorno, vero?

E nonostante ciò, a scuola raramente se ne parla.


Educazione finanziaria? Meglio religione!

Non voglio essere irrispettoso nei confronti dei credenti di qualsiasi religione, ma il mio ragionamento vuole essere estremamente più ampio.

Sai perché in qualsiasi scuola si dedica un’ora alla settimana alla religione?

Per i Patti Lateranensi del 1929.

Con chi diamine devo fare un accordo scritto per insegnare una volta alla settimana l’educazione finanziaria, il senso civico o il dovere di cittadino?

Sono stato un fermo seguace della setta del “ma a che mi serve studiare sta roba?” per tutta la mia carriera scolastico fino alla fine delle superiori e lo sono tutt’ora, anche se a scuola non ci vado più.

Io penso che la struttura scolastica vada rinnovata.

Attenzione, non ho detto rivoluzionata!

Rinnovare significa ammettere che ci sono cose che vanno bene, mentre rivoluzionare riporta a qualcosa di nuovo da qualcosa che non funzionava affatto.

Sarebbe molto meglio essere meno pignoli con alcuni aspetti delle materie (ma serve ancora sul serio sapere i nomi dei sette re di Roma?) e piuttosto concentrarsi su ciò che serve realmente ad un futuro adulto.

Sotto certi aspetti la scuola è rimasta al livello del “va a scuola che poi quando torni devi andare nei campi“. Oggi non è più così perché la scuola è importante per il tuo futuro personale, non quello della tua famiglia o per imparare a leggere quattro lettere.

Sono cambiate le necessità, deve cambiare anche la formazione.

Questo è quello che penso.

Ma siamo sicuri non ci sia qualcosa di più?


Scuola VS Imprenditori VS Dipendenti

Non ricordo esattamente dove l’ho sentito dire, ma c’è stata una frase che mi ha davvero molto colpito rispetto alla formazione italiana:

Le scuole italiane mirano a creare dipendenti, non imprenditori. Se hai voglia di fare impresa, devi arrangiarti.

Una delle cose meno stupide mai dette da una persona.

Alla fine, pensandoci bene, i criteri scolastici impongono l’insegnamento di un metodo e di una dottrina, un dato di fatto. Non si lascia spazio all’immaginazione ed alla fantasia, almeno non dal punto di vista dell’imprenditore.

Dalle scuole escono diverse figure lavorative, da operai a super manager, ma il fine ultimo con cui si arriva alla fine del percorso di studi è quello di “trovare un posto da qualche parte“.

Ma perché il posto devo trovarlo e non crearlo?

Facile farsi il dubbio adesso! Tanto al momento del diploma/laurea nessuno ci pensa mai, eh…

L’educazione finanziaria, uno dei pilastri di un imprenditore, è solo una delle discipline di cui non si tratta proprio per questo motivo.

Alla fine, infatti, un imprenditore è formato da due cose:

  • L’imprenditore – lavoratore
  • L’imprenditore – cittadino

Una persona d’affari applica ciò che sa sia nella vita di tutti i giorni che in quella lavorativa, dosando la quantità sulla base di quanto viene richiesto.

Quindi pensala così: farsi una cultura personale, indipendentemente dalla scuola, ti rende sia una persona migliore che una figura professionale ancora più appetibile.

My Two Cents 😉


Come sviluppare l’educazione finanziaria

Ci sono due modi per istruirsi sull’educazione finanziaria:

  • Aspettare come trichechi spiaggiati che il sistema scolastico italiano dia maggior risalto a materie pratiche e meno umanistiche;
  • Lasciare che il sistema scolastico faccia il suo corso e formandosi da sé.

So che è più faticoso, ma il secondo metodo è l’unico su cui possiamo fare realmente riferimento.

Esistono un sacco di libri, siti, podcast, saggi e molto altro sui vari strumenti finanziari esistenti e sul loro funzionamento. Non serve diventare matti o spendere migliaia di euro per diventare il Warren Buffet della situazione.

Non sai chi è Warren Buffet? Inizia da qui per comprendere l’educazione finanziaria.

Potrei partire consigliandoti qualche libro interessante in materia:

Mi permetto solo di darti un consiglio: evita come la peste chi ti parla di “reddito passivo”, “capitale assicurato” o cose del genere.

Troppe persone, purtroppo, giocano proprio sull’ignoranza finanziaria delle persone promettendo mari e monti dal punto di visto degli investimenti.

Poi, per garantire rendimenti elevati, vanno ad investire su prodotti al alto rischio e una volta perso tutto il capitale a rimetterci sono le persone che si sono fidate in buona fede.

Uno dei motivi per cui va insegnata la finanza alle persone è proprio quello di evitare di essere fregati.


Insegnare l’educazione finanziaria ai nostri figli

Per fare una metafora molto forte, dobbiamo pensare ad argomenti come quello dell’educazione finanziaria molto simile all’imparare a camminare.

Tradotto: insegna a tuo figlio l’educazione finanziaria esattamente come gli insegni a camminare.

Imparare a camminare porta con sé due fattori:

  • Diventa naturale, ovvero che una volta imparato non te lo dimentichi più;
  • Lo impari in parte da solo.

I bambini sono come delle spugne che assorbono tutto quello che possono fin dai primi momenti della propria vita.

Pensaci: come fa un bambino ad imparare una lingua? Non installa un file .exe nel cervello, ma assorbe tutto ciò che sente intorno. Ecco perché, ad esempio, un’altra cosa da fare è parlare in più lingue per insegnarne il più possibile.

L’educazione finanziaria, per una famiglia che vuole il meglio dal proprio figlio, dovrebbe essere inserita tra le prerogative dell’insegnamento infantile.

Per chiarire la situazione, tre cose che rispondono a “cos’è la finanza“:

  1. Personale. Delega i tuoi risparmi solo se strettamente necessario, al massimo assumi un consulente finanziario ma non lasciare carta bianca sui tuoi investimenti;
  2. Rischioso. Chi ti promette il mondo sta nascondendo qualcosa poiché a tassi più alti equivale un maggiore tasso di rischio generico;
  3. Volatile. I grafici di borsa sono come delle montagne russe e non si può prevedere con certezza il suo andamento.

Di conseguenza, tre cose che rispondono a “cosa NON è la finanza?“:

  1. Tirchiaggine. Non è tenendo i soldi sotto il materasso che si risparmia (c.d. inflazione);
  2. Rubare. Non esiste un “loro” o “gli altri” perché i soldi sono tuoi e puoi gestirli come vuoi, come anche il rischio;
  3. Redditizio. Investire non è solo “spendere denaro” ma è anche “assumersi un rischio“, ovvero comprendere che i tuoi soldi non sono certi che ritorneranno.

Può fare paura, ma è solo partendo da qui che una persona può capire con cosa ha a che fare.


Conclusioni sull’educazione finanziaria

L’educazione finanziaria, così molte altre cose, è uno di quegli argomenti di cui gli adulti parlano sempre ma che a scuola si fa finta non esista.

Meglio parlare del passato, degli errori e delle imprese di sovrani del passato, di testi letterari ormai dimenticati oppure di teorie o formule di dubbia applicazione.

Non che queste cose siano completamente inutili, eh.

Quello che però una persona può fare è molto semplice: mettere da parte critiche inconcludenti, rimboccarsi le maniche e sopperire a certe lacune.

Insegnare l’educazione finanziaria è importante sia per noi adulti che per i nostri figli, futuri clienti appetibili per i condor della finanza.

Solo ragionando in questo modo, più concreto e populista, potremo costruire un intero sistema capace e consapevole, mirando alla stabilità economica per un futuro migliore.

Per tutti.

Di Davide

Patito di trattori e chitarre scrivo sul mio blog da quando mi sono laureato in Economia presso l'Università degli Studi di Verona. Tratto strategie di marketing, accrescimento personale e professionale per raggiungere gli obiettivi.