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Marketing e Comunicazione

Visual Hammer. Come “inchiodare” un brand

In questo articolo voglio spiegarti come funziona il Visual Hammer, quali sono i casi più famosi in modo da aiutarti a capire come si sviluppa.

Mai sentito parlare del Visual Hammer?

Si tratta di un termine coniato da Laura Ries, figlia di Al Ries, esperta di marketing e psicologia umana che ha contribuito, insieme al padre, a coniare molti elementi distintivi del marketing.

Il Visual Hammer, in particolare, si riferisce ad un elemento sensoriale che fa percepire ad una persona sentimenti ed emozioni ben specifiche.

Si può trattare di un elemento grafico, come un logo, oppure qualcosa legato all’udito o all’olfatto.

La cosa importante è che riesca a far passare emozioni e che non resti qualcosa di “piatto” o “insensibile“.

In questo articolo voglio spiegarti come funziona il Visual Hammer e quali siano i casi più famosi in modo da aiutarti a capire se e come puoi svilupparne uno di tuo.

Cominciamo!


Visual Hammer e Laura Ries

Il termine “Visual Hammer” è stato coniato nel 2012 da Laura Ries, figlia del guru del marketing Al Ries. Ne ha parlato nell’omonimo libro, pubblicato inizialmente sotto forma di e-book e poi passato alla versione cartacea.

Gli USA sono da sempre stati un territorio altamente influenzato dal marketing e non è un caso che certi termini derivino proprio da questo Paese. Laura Ries, essendo statunitense, non fa eccezioni.

Perché dico questo?

Perché lo studio del marketing psicologico è diventato una prerogativa per le aziende dato che acquisire nuovi clienti è un lavoro sempre più complesso e di finezza.

Essere quindi in grado di raggiungere la mente di un potenziale, ancor prima del suo portafogli, è diventato un must.

Il Visual Hammer si riferisce ad un elemento sensoriale che fa percepire ad una persona sentimenti ed emozioni ben specifiche.

Ma quindi perché mi servirebbe un Visual Hammer?

Non è una questione di “serve” o “non serve” ma piuttosto di “voglio o non voglio posizionarmi in modo efficiente?

Ci sono diversi elementi che possono influire sulla mente di una persona: i colori, le forme, i suoni, le luci, le parole e molto altro ancora.

Il Visual Hammer mette insieme tutti questi valori e cerca di unificarli in un unico elemento grafico in grado di trasmetterli assieme.

Non a caso, uno dei rischi legati a questo elemento è quando ad esempio un’azienda cambia logo, ovvero fa rebranding, perdendo la propria identità grafica.

Quindi ormai abbiamo capito la questione.

Il Visual Hammer è un elemento rafforzativo del posizionamento, o meglio una sua parte integrante.

E Laura Ries, nel suo libro, questo lo ha spiegato molto bene.

Ma vediamo come si è diffuso questo elemento nella cultura di massa.


Visual Hammer nella cultura di massa

Come abbiamo già detto e da come si può già intuire dal nome, il Visual Hammer si riferisce a qualcosa di grafico o visivo.

Non a caso spesso utilizziamo il termine “brand” o “logo” per identificare questo elemento, senza sapere che così facendo lo stiamo minimizzando.

Pensala in questo modo: devi trovare qualcosa che una persona può vedere e che trasmetta più di una semplice immagine stampata su carta.

Così, giusto per fare una carrellata, possiamo agire su molti elementi:

Per altri spunti puoi fare riferimento a questa interessante infografica:

L’evoluzione nel modo di porre un elemento grafico di fronte ad una persona si può tracciare in maniera ben distinta:

  • Inizialmente ci si è concentrati nella realizzazione di contenuti particolari ed unici, ma spesso complessi;
  • Si è poi passati ad una “semplificazione” degli elementi in grado di ottimizzare aspetto e significato.

Non a caso si parlare sempre più spesso di iconografie flat, semplici immagini vettoriali in grado di comunicare lo stesso messaggio in un altro modo. Le politiche di rebranding, infatti, sono tutte indirizzate a questa situazione.

Prendiamo in analisi il logo Apple:

Vediamo come nel tempo si è man mano semplificato, mantenendo la forma della mela da un progetto tridimensionale (1976) ad uno semplicemente flat, monocolore, del 2015.

Insomma.

Ottimizziamo l’ottimizzabile senza complessare il complesso.


Alcuni casi di Visual Hammer

Voglio fare un esperimento.

Voglio provare che il Visual Hammer di certe aziende è talmente potente che puoi immaginarlo senza effettivamente vederlo.

Alla fine è questo il suo obiettivo.

Vediamo quanti ne riesci a immaginare 😉


Il potere del logo

La mela di Apple.

Lo Swoosh di Nike.

La M di McDonald’s.

La “chiocciola” di Vodafone.

Ho reso l’idea?

Ognuno di questi brand è ben identificabile grazie a questi semplici simboli che s’instaurano nella mente di chi li osserva. Sono unici ed indistinguibili, rappresentanti in modo perfetto un qualcosa di intangibile.

Ma ora fatti una domanda…

Cosa succederebbe se tutti questi brand cambiassero logo?

Semplice.

Non li riconosceresti più.

Se ad esempio Nike decidesse che il suo logo diventerà dal prossimo anno una M in carattere Comic Sans probabilmente riconosceresti prima il font del logo in sé.

Ho parlato abbondantemente di rebranding in questo articolo specificando come l’identità del brand è la parte più importante del brand stesso, ancor più del suo valore economico.

Pensa solo ai loghi che ti ho elencato poco fa.

Non a caso, alla luce di tutto ciò, ci sono aziende che nel corso della loro storia non hanno praticamente mai cambiato il logo.

Vediamo quali.


Le aziende con i loghi più longevi

Se per caso te lo stessi chiedendo sì, esistono aziende che nel corso della loro storia non hanno maio di pococambiato il proprio logo.

Partiamo da uno dei più conosciuti.

Coca Cola.

Quella scritta retrò per molti potrebbe essere un pezzo di antiquariato ma per altri, più esperti in comunicazione, rappresenta un valore e molto di più.

Non importa se ti piaccia o meno perché l’unica cosa che conta è che tu lo sappia riconoscere.

E che mi dici di Ford?

Anche qui una scritta classica su sfondo blu che si porta avanti da decenni mentre altre aziende – FIAT, per citarne una – cambia ogni tanto il suo logo.

A proposito: a riguardo si sta sempre maggiormente sviluppando un’ideologia non tanto legata al brand del costruttore quanto piuttosto a quello del modello.

Questo è il caso di Mustang (Ford), 500 (FIAT), DS3 (Citroen) e via dicendo.

E McDonald’s?

Riesci ad immaginare la catena di fast food con un logo diverso da quella gigantesca M gialla?

Io no!

Anche in Italia abbiamo i nostri brand affermati:

  • Barilla;
  • Mulino Bianco;
  • Ferrari;
  • Campari.

Il concetto di Visual Hammer, come vedi, è tanto diffuso quanto delicato. Non è un caso, infatti, che le aziende che ti ho citato sono vive da molto tempo e affermate come leader di settore.

Te ne vengono in mente altri? 😉

Di Davide

Patito di trattori e chitarre scrivo sul mio blog da quando mi sono laureato in Economia presso l'Università degli Studi di Verona. Tratto strategie di marketing, accrescimento personale e professionale per raggiungere gli obiettivi.