Categorie
Marketing e Comunicazione

Viral Marketing: cos’è, come funziona e come riconoscerlo

Lo studio approfondito del viral marketing ha portato gli studiosi ad analizzare la più antica strategia di vendita: il passaparola.

Ammettilo: sei già stato, anche senza saperlo, di un mezzo di viral marketing.

È inutile negarlo, ognuno di noi si è fatto abbindolare e ha contribuito alla diffusione di messaggi virali. Perché, ricordiamo, il marketing è comunicare qualcosa.

Guarda queste immagini.

Catene Whatsapp

Se dici di non averne mai girato uno simile nella tua vita allora fatico a crederti.

Siamo un popolo di creduloni, si sa. Basiamo tutto ciò che sappiamo su quello che leggiamo o sentiamo dire, ma quasi mai su ciò che vediamo o proviamo di persona.

E questo le aziende lo sanno.

Pensi davvero che sia una catena a scombinare tutte le scelte di un consumatore?

Non ti sei mai sbagliato così tanto.

Sai qual’è la strategia di marketing più efficace e meno dispendiosa di tutte? Il passaparola.

L’arte sta nel capire il messaggio da comunicare, quali siano i reali problemi delle persone e le soluzioni da adottare. Al resto ci pensano i nostri fan.

Come?

Ora ti spiego.


L’effetto domino nel marketing

Hai presente l’effetto domino? Quando cade il primo cade anche il secondo e così via?

Effetto Domino

Ecco. Il viral marketing agisce esattamente allo stesso modo.

Basta colpire al cuore una sola persona ed ecco che verrà spianata la strada per raggiungere ulteriori possibili fan.

Ti sembra impossibile?

SCOPRI COME OTTENERE IL PRIMO CONTATTO DELLA CATENA IN MODO EFFICIENTE!

Una volta fatto questo primo passo, ecco che tutto il lavoro viene fatto da altre persone, completamente a costo zero!

È come un immenso albero, dove la grande chioma è sostenuta da una distesa di radici che la sorreggono ed alimentano. Infatti:

  • Da un lato si creano contatti diretti per ciò che offriamo (sostenimento);
  • Dall’altro lato si trovano nuovi utenti da aggiungere a quelli esistenti (nutrimento).

Il tuo problema è però un altro.

Dobbiamo fornire ad ogni utente una motivazione per viralizzare i suoi contatti diretti. E non è una cosa così scontata.

Immaginiamo di vendere prodotti per donne incinta. Sicuramente il messaggio arriva ad una donna in gravidanza, ma difficilmente questa consiglierà il prodotto ad amiche che non lo sono.

A meno che il messaggio che vogliamo passare non sia “donna, rimani incinta!“, il problema della viralizzazione rimane ben attivo.

Come fare?

Semplice! Devo trovare un contenuto comune che possa essere facilmente viralizzato! Il messaggio può essere “il nostro prodotto è molto utile per donne incinta, ma può essere usato anche per ridurre lo stress!“. Fidati, non è fantasia!

Risultato? Abbiamo creato un messaggio che la signora in questione potrà passare non solo alle amiche, ma anche ad amici (in quanto tutti siamo soggetti a stress, no?).


Le difficoltà del viral marketing

Ad ogni modo tutto questo sembra semplice, ma non lo è affatto!

Adesso arriva il bello!

Come per una malattia, un messaggio diventa virale solo se trova terreno fertile sul quale crescere. Per questo motivo è giusto capire come affrontare un lancio di strategia simile.

Si gioca in sostanza sulla fiducia suscitata da un rapporto interpersonale che sembra autentico e disinteressato sulla possibilità di vedere, maneggiare e provare un prodotto generalmente innovativo in un contesto reale e sullo spirito di emulazione dell’individuo bersaglio che normalmente vede il viral marketer come una figura degna di imitazione

– Brunetti F.

In sostanza bisogna creare una forma di empatia tra soggetto promotore e soggetto “ricevente“, dove quest’ultimo ha un vero e proprio senso di appartenenza come il primo. Ecco perché le figure promotrici prendono il nome di influencer.

Gli influencer sono così chiamati perché “influenzano le persone con cui hanno un contatto“: scelte, opinioni, azioni… Tutto viene influenzato da ciò che l’influencer comunicaE non li trovi solo su Instagram o sotto forma di persone fisiche…

Ora ti spiego il trucco più famoso!

OPPURE ENTRA NELLA COMMUNITY PIU’ GRANDE DI ITALIA SUL FUNNEL MARKETING


Un esempio comune (dove in molti ci cascano)

Prendiamo in analisi una piattaforma di comunicazione di massa discretamente conosciuta ed utilizzata. Ad esempio prendiamo in considerazione Facebook.

Ti è mai capitato di capitare in un gruppo del tipo “festa per i 10 anni del cane del vicino“, “ritrovo in piazza per protestare contro l’acqua bagnata” o nomi altrettanto inutili? Non hai idea di che livello di viralizzazione hanno questi contenuti.

Gli ideatori di queste pagine (o eventi) studiano a fondo l’intelligenza umana, sfruttando la psicologia come forma di diffusione di informazioni.

Devi sapere che una delle parole più utilizzate sui social network è “ignoranza“, ma non tanto come forma dispregiativa quanto più una sorta di legame alternativo.

Ammettilo, dai: anche a te piace fare cose stupide (ma intelligenti) per farsi vedere e stare in compagnia. Siamo tutti un pochino bambini. Ad esempio l’evento “Lanciare farina ai celiaci“: ha raccolto la bellezza di 74mila partecipanti; “Chiamare la tua ragazza Expo perché ha un ritardo” 24mila; “Cantare bestemmie in gospel” 20mila.

Ti fanno ridere questi titoli? Molto probabilmente sì, anche se sai benissimo che si tratta di una cosa stupida o comunque non realizzabile. Ad ogni modo ci sono 100mila persone che vi hanno partecipato, rendendo pubblico il loro dominio agli organizzatori. Quindi?

Quindi cosa si fa? Si segue quella pagina, si partecipa virtualmente a quell’evento e si condivide la notizia con i propri amici. Questi vedranno la tua “perla di ignoranza” e vorranno imitarti.

Tac! Ora scatta la trappola!

L’evento si diffonde, ed anche se non si tratta di una cosa seria c’è sempre un fine alla base di tutto. Pensa ad esempio di essere prossimo all’esame di maturità. Su Facebook troviamo un evento “In mutande alla prima prova di esame“. Vuoi farti vedere e comunichi la tua partecipazione, condividendo la notizia agli amici. Questi faranno lo stesso a loro volta, in modo da dimostrare anch’essi qualcosa.

Ad un certo punto ti capita l’offertona: “a soli 5€ il braccialetto bigliettino per copiare durante gli esami (!!!)“. Eccolo il fine ultimo.


Conclusioni generali

Ricorda sempre che nessuno regala nulla, e anche le cose più convenienti nascondono sempre qualche fregatura.

Il viral marketing funziona proprio così: si fa leva sulle emozioni e la psicologia, sfociando il potenziale della strategia nel momento di massima viralizzazione.

Ma torniamo al nostro braccialetto.

Come possiamo riassumere la strategia?

  1. Creiamo un evento che sappiamo attirerà l’attenzione del pubblico;
  2. Attendiamo che la voce si sparga, aumentando in tal senso l’utenza dell’evento;
  3. Appena arriviamo ad un numero sufficiente andiamo a proporre un qualcosa che abbia valore economico.

Alla fine vendere un prodotto a 20k persone è più semplice che farlo con 200, no? Aumentiamo infatti la probabilità di trovare un cliente (o un pesce da far abboccare).

Mio nonno mi diceva “Non sfidare gli stupidi. Ti abbassano al loro livello e ti battono con l’esperienza“. Mai sentita una cosa più saggia di questa.

Bisogna quindi imparare a comprendere le truffe ed i trucchetti di viral marketing, poiché farsi abbindolare è la cosa più facile di questo mondo; uscirne è più difficile.

Di Davide

Patito di trattori e chitarre scrivo sul mio blog da quando mi sono laureato in Economia presso l'Università degli Studi di Verona. Tratto strategie di marketing, accrescimento personale e professionale per raggiungere gli obiettivi.