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Psicologia

Gli 8 step per un’automotivazione da paura!

“L’automotivazione è fondamentale per raggiungere il successo!”
Quante volte hai sentito questa affermazione? E dopo averla ascoltata tutte le volte ti è capitato di pensare “ecco, sempre la stessa frase che significa tutto e niente!”?

Tranquillo, è del tutto normale! Infatti questa affermazione possiamo definirla generalista e nonostante possa sembrare un ”segreto” adatto solamente a pochi è in realtà un grattacapo che non rivela assolutamente niente se non risolto, o meglio, se non viene approfondito almeno il concetto di “automotivazione”:

Essa è l’espressione dei motivi che inducono un individuo a compiere o tendere verso una determinata azione. Da un punto di vista psicologico può essere definita come l’insieme dei fattori dinamici aventi una data origine che spingono il comportamento di un individuo verso una data meta

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Se poi aggiungiamo “auto” davanti alla parola si comprende subito che essa è indirizzata verso se stessi e quindi spinge l’individuo a raggiungere obiettivi personali ed autodefiniti.

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Psicologia

Personal Branding. Utopia o questione di vita o morte?

La pratica del Personal Branding, ovvero del costruire una propria identità identificabile come brand, ha preso piede sempre più insistentemente nello scenario professionale moderno.

Se da un lato le competenze “fredde” sono un punto di forza su qualsiasi CV, allo stesso tempo esistono molti fattori empatici in grado di accrescere il nostro valore personale.

L’obiettivo di una strategia di Personal Branding è sostanzialmente “farsi un nome“, ovvero fare in modo che il mio nome e il mio cognome siano legate ad una persona e a delle competenze.

Se ti dico Steve Jobs a chi pensi? Ad un visionario che ha fondato Apple.

Il brand commerciale è Apple, ma Steve Jobs è un appellativo legato ad una persona che l’ha resa quella che è.

Steve Jobs è Steve Jobs. Punto.

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Imprenditori

Coronavirus. Come la natura può influire sull’economia

Il Coronavirus ha stravolto completamente le certezze di molti di noi, abituati ormai al “va sempre tutto bene“.

Il colpo più grande è stato fermare tutto. Chi l’avrebbe mai immaginato che la nostra società, frenetica e sempre in movimento, sarebbe stata costretta ad arrestarsi per fare fronte ad una minaccia “invisibile“?

Per una volta il termine “riflettere” non è solo un classico lamentarsi del cittadino medio popolare che naviga su Facebook commentando qualsiasi post capiti sotto tiro. Questa volta, infatti, riflettere serve davvero.

Così come nel caso del Coronavirus, nella storia dell’umanità ci sono state molte calamità che hanno messo in ginocchio sistemi, popoli e nazioni intere.

Ma cosa provocano concretamente questi eventi?

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Digital

Smart Working. Cos’è, come funziona e come richiederlo

Lo smart working è una particolare tipologia di contratto che permette ad un lavoratore dipendente di operare anche distante dalla propria scrivania.

In un’epoca in cui ormai le connessioni internet sono più veloci ed efficaci dei sistemi stradali che ci fanno impegnare ore per raggiungere il posto di lavoro, poter lavorare da casa con orari flessibili è un agio che ormai molti possono permettersi.

Dall’altro lato, però, non viviamo in una società in cui i “capi” si sentono rasserenati nell’avere un dipendente che opera distante ai loro occhi.

Mai sentito parlare di datori di controllo che vogliono sempre sapere cosa stai facendo, come lo stai facendo e che risultati stai ottenendo?

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Imprenditori

Organizzazione del lavoro. Ecco come Fiat provava le macchine sul… tetto!

Il tema dell’organizzazione del lavoro è stato oggetto di studi sempre più complessi fin dalla nascita delle prime industrie manifatturiere. Questo perché, a parità di output, occorreva studiare il modo di minimizzare l’input ed ottenere in questo modo risultati elevati.

Tradotto: bisognava capire come avere il più possibile con il minor sforzo.

Fino a quel momento l’organizzazione del lavoro era molto semplice: lavora e sarai ricompensato. Sicuramente funziona, ma a risentirne potrebbero essere i risultati sia in termini di produzione che, spesso purtroppo, in termini di salute del lavoratore.

Ma perché l’organizzazione dovrebbe migliorare il rendimento?