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Sharing Economy. Ecco come funzionano Airbnb e Uber

La sharing economy è un concetto fondamentalmente basato sullo scambio. Si tratta di generare un rapporto di tipo prevalentemente commerciale tra due o più soggetti che mettono a disposizione qualcosa per gli altri.

La sharing economy è una realtà basata sulla condivisione di beni e servizi tra persone. Si tratta quindi di un metodo di scambio non tradizionale, non basato semplicemente sul prezzo determinato tra domanda/offerta ma piuttosto sul concetto di valore.

La sharing economy, infatti, non consiste in uno scambio monetario ma si basa sul concetto “se hai bisogno di qualcosa e io posso offrirtelo allora mettiamoci d’accordo“.

La sua fortuna risiede in particolar modo nell’avvento della digitalizzazione di massa, ovvero nella semplificazione della trasmissione dei messaggi peer-to-peer. Non a caso, infatti, la maggior parte delle realtà basate sulla sharing economy funzionano tramite APP o sito web.

Ne avevi mai sentito parlare?

Uno dei punti di forza di questa realtà consiste in una minore battaglia dei prezzi, avviata e sostenuta dalle aziende che vogliono invece rendersi competitive.

Cerchiamo quindi di capire cos’è la sharing economy e come viene applicata in realtà come Uber e Airbnb.


Sharing Economy. Un po’ di teoria

La sharing economy è un concetto fondamentalmente basato sullo scambio. Si tratta di generare un rapporto di tipo prevalentemente commerciale tra due o più soggetti che mettono a disposizione qualcosa per gli altri.

Spesso il vantaggio di questa operazione consiste nel risparmiare sull’intermediario professionale, come nel caso di Booking.com, in cui il prezzo del servizio è “gonfiato” dalle commissioni richieste da un’azienda.

Spesso il vantaggio di questa operazione consiste nel risparmiare sull’intermediario professionale, come nel caso di Booking.com, in cui il prezzo del servizio è “gonfiato” dalle commissioni richieste da un’azienda.

Ma come è possibile?

Se pensi ad un servizio come Booking.com hai di fronte una compagnia che offre diversi servizi:

  • Dà visibilità alle strutture alberghiere;
  • Mette in contatto cliente e struttura;
  • Permette di fare tutto online.

Un servizio come Uber, invece, è molto più “diretto“:

  • Ti dà un’APP in cui ti iscrivi, sia come cliente che come venditore;
  • Favorisce l’incontro tra domanda e offerta.

Come puoi notare, l’intervento dell’azienda in questo secondo caso è molto più indiretto. Questo genera sicuramente una diminuzione dei costi a capo dell’azienda stessa, tramutabili in commissioni minori a discapito dell’utente finale.

Ad ogni modo il concetto di sharing economy si basa su due presupposti:

  • La fiducia tra gli attori;
  • La reputazione, spesso identificata con le recensioni.

Pensa di dover condividere la tua auto con un passeggero che non conosci. Preferiresti lui/lei oppure un contatto individuato tramite APP con viaggi precedenti e recensioni più alte? E che ne diresti se fosse pure un tuo conoscente?

Non è facile condividere qualcosa di proprio con gli altri, o almeno non lo è finché non conosciamo bene chi abbiamo di fronte.

Supponiamo per un momento che questi presupposti non esistano…

Siamo sicuri che la sharing economy sia davvero conveniente?


La Sharing Economy è davvero conveniente?

Ci sono fondamentalmente due motivi per cui la sharing economy può essere considerata più economicae conveniente – di altre forme simili:

  • L’assenza di intermediari;
  • Il rapporto tra privati.

Nel primo caso mi riferisco in particolare alle commissioni che piattaforme come Booking.com richiedono al momento dell’ordine, incluse nel prezzo della prenotazione.

Queste commissioni, a carico del cliente, sono il corrispettivo che la struttura – o comunque l’azienda che offre il servizio – paga per il lavoro svolto dall’intermediario che mette in contatto domanda e offerta.

Nel caso della sharing economy, invece, le commissioni sono più basse in quanto non esiste un vero e proprio sistema di connessione tra le controparti, limitandosi invece ad offrire uno spazio comune di incontro.

Da qui ci colleghiamo al secondo punto.

Il rapporto tra privati è spesso più conveniente per l’assenza di costi fissi o indiretti che incidono sul costo finale.

Pensiamo ad Uber.

Un conto sono le compagnie di taxi che devono pagare auto, tassista, sede aziendale, uffici e quant’altro. Un conto, invece, sono i privati che come costo hanno solo l’usura dell’auto e la benzina, oltre al costo del tempo offerto.

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Attenzione però!

Questo non vuol dire che affidandosi a controparti private sia conveniente a prescindere. Alcune aziende, ad esempio, ragionano con la legge dei grandi numeri per generare profitti sulla quantità e meno sulla qualità.

Cosa significa?

Prezzi più bassi, ma affidabilità professionale.

Vediamo quindi qualche esempio di sharing economy, in modo da comprendere al meglio questa realtà.


Sharing Economy. Alcuni casi interessanti

Dati per assodati questi concetti puramente teorici, è il momento di passare alla pratica.

Come abbiamo detto più e più volte, l’avvento di Internet ha favorito non poco la nascita di aziende basate sulla sharing economy. Non è un caso, infatti, se le migliori idee vengono dai giovani, veri e propri fruitori della rete digitale.

Vediamo quindi qualche esempio interessante.


Airbnb

Airbnb è un classico esempio di sharing economy, considerato a molti il caso per eccellenza.

Questa piattaforma consente ad utenti privati di rendere disponibili degli spazi in affitto per chi volesse soggiornare per alcuni giorni in una determinata città.

Questi spazi svariano da piccole stanze fino a veri e propri appartamenti, case ville o addirittura castelli.

Pazzesco, vero? 😉

Il vantaggio di Airbnb, come penso tu possa già immaginare, è che ad offrire e richiedere queste stanze sono direttamente i privati. Non è quindi presente un’intermediario o un offerente professionale che inciderebbe sostanzialmente sul prezzo del pernottamento.

Certo, ci sono anche offerenti professionali. Ma non sono il core business di Airbnb.

Lo sviluppo di questa piattaforma è passato per paletti importanti come la fiducia tra privati e la qualità degli alloggi offerti. Troppo spesso, infatti, non è semplice fidarsi di chi non si conosce, figurarsi entrare in casa sua o ospitare qualcuno.

Se Airbnb si è affermata nel campo dei pernottamenti online, altrettando ha fatto un’azienda che si è specializzata negli spostamenti: Uber.


Uber

Uber è un’azienda tra le più conosciute al mondo che però non tutti sanno cosa tratti.

Il core business di Uber sono gli spostamenti. La differenza con tutte le altre forme di trasporto esistenti è che i “tassisti” non sono dipendenti veri e propri ma piuttosto privati cittadini che mettono a disposizione il proprio veicolo.

Questi, registrandosi al sito aziendale, sono in grado di utilizzare i propri dispositivi – tra cui lo smartphone – come tarchimetri. In questo modo si registrano le corse, si calcolano i costi ed il passeggero può pagare anche in modo digitale.

Ma cosa c’è di così tanto particolare?

La particolarità sta nel fatto che Uber non si disturba a cercare autisti da dover gestire come dipendenti. Si limita invece a fornire un’APP che attrae sia autisti che passeggeri, mettendo in comunicazione domanda e offerta.

In questo modo Uber permette a chiunque di accedere al programma, de-burocratizzando in tutti i senti la ricerca di persone per coprire aree urbane.

E non è tutto.

Uber sta progettando di sfruttare anche il cielo per trasportare le persone nel format di economia condivisa. Un po’ come noleggiare un taxi in più persone, dividendosi i costi ma facendolo volando.

Il progetto si chiama Uber Air.

Uber è talmente potente che alcuni stati hanno anche adottato misure per limitarne l’accesso al mercato nazionale.

Questo ti fa capire l’importanza che una realtà come la sharing economy, tanto semplice quanto conveniente, può essere vista come una “minaccia” da un sistema economico complesso.


BlaBlaCar

BlaBlaCar, a mio parere, è l’esempio più significativo della sharing economy, ancor più di Airbnb e Uber.

Il funzionamento è molto semplice:

  • Devo fare un viaggio da un punto A ad un punto B;
  • Informo le altre persone, tramite APP, che ho progettato di partire in un certo momento;
  • Offro di condividere il mio viaggio chiedendo un prezzo, equivalente sostanzialmente al “dividere la benzina“.

Dal punto di vista di chi non ha la possibilità di utilizzare l’automobile, usare questa applicazione ti permette di trovare qualcuno che ti dia un passaggio. Ovviamente più posti ci sono a disposizione maggiore sarà il risparmio dovuto alla divisione dei costi.

blablacar sharing economy

Perché dico che per me è l’esempio maggiore di sharing economy?

Perché in questo caso non esiste una figura semi-professionale, come nel caso di Uber, ma è un rapporto friendly tra utenti privati in tutto e per tutto.

La condivisione della macchina è l’essenza dello “sharing“, un concetto basato sulla fiducia e la reputazione a tutti gli effetti.

Di Davide

Patito di trattori e chitarre scrivo sul mio blog da quando mi sono laureato in Economia presso l'Università degli Studi di Verona. Tratto strategie di marketing, accrescimento personale e professionale per raggiungere gli obiettivi.