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Richard Branson. Storia di decine di fallimenti

Questa è la storia di Richard Branson, il multi-miliardario americano che ha costruito la sua fortuna sulle ceneri dei suoi fallimenti!

Poche persone al mondo sono tanto conosciute quanto sconosciute come Richard Branson, famoso per il brand Virgin.

Purtroppo è sempre più comune leggere articoli in cui si idolatrano figure di spicco dell’imprenditoria mondiale, mostrando come successi globali sono nati da idee “banali“.

Questa tendenza si è poi evoluta in “se ce l’ha fatta lui puoi farcela anche tu“, e via alla nascita della figura del formatore (c.d. mental coach) che ti promette le stelle partendo dalle stalle.

Ma non tutti ti parlano dei fallimenti.

In questo articolo voglio mostrarti due cose:

  • Anche i migliori sbagliano;
  • Non è solo con i soldi che puoi far fruttare qualsiasi idea.

Ecco quindi la storia di Richard Branson, il multi-miliardario americano che ha costruito la sua fortuna sulle ceneri dei suoi fallimenti.


Richard Branson. Biografia di un genio

Richard è figlio di genitori appartenenti alla classe media britannica, quindi non gode di determinati agi e benefici classici a cui possono tingere imprenditori moderni nati da famiglie ricche o benestanti.

Anche a scuola i risultati non erano brillanti, a differenza di quello che si dice – risultata tutta una bufala – su Einstein, ed il giovane Branson sicuramente non godeva di una fervida intelligenza.

A vent’anni, tutta via, crea insieme a Nik Powell la holding Virgin Group con la quale vende inizialmente vinili per poi passare alla distribuzione di dischi e nastri a cassette. Branson fa del servizio di posta il cavallo di battaglia per la distribuzione dei suoi prodotti, dando via ad un primordiale e-commerce.

Ma è due anni dopo, nel 1972, che Virgin decolla grazie alla nascita dell’etichetta discografica Virgin Records. I nomi che passano attraverso di essa sono a dir poco di valore:

  • Sex Pistols
  • Phil Collins
  • Brian Ferry
  • Janet Jackson
  • Rolling Stones (mai sentiti?)

E da qui il successo.

A vent’anni, tutta via, crea insieme a Nik Powell la holding Virgin Group con la quale vende inizialmente vinili per poi passare alla distribuzione di dischi e nastri a cassette

Nel 2020 il patrimonio di Branson stimato da Forbes è pari a 4,3 miliardi di dollari.

Mica spiccioli.

Oggi però il gruppo Virgin non è più legato esclusivamente alla musica, essendo l’etichetta Virgin Records venduta alla EMI, ma opera nel campo dei viaggi, dell’intrattenimento e dei media in generale.

Sono tanti – per non dire decine – i brand legati al gruppo Virgin. Ognuno di questi brand è a sé stante rispetto agli altri, posizionandosi in un segmento particolare in modo da essere più appetibile per il pubblico.

E gli oggetti sono tra i più svariati…


La passione di Branson per il “diverso”

Abbiamo visto come Virgin sia nata come un’azienda esclusivamente legata alla musica e che poi si è diramata in settori sempre più diversi e fantasiosi.

Senza poi così tanti limiti.

Molte aziende, però, fanno un classico errore: consolidano il proprio prodotto principale – core business – e si lanciano su side markets alla ricerca di fortuna, sicuri che il capitale generato dall’attività principale sostenga le spese di lancio e copra eventuali perdite.

Il classico problema del posizionamento che va a finire male.

La prima regola del marketing dice che un’azienda deve focalizzarsi sul prodotto e sul brand, ma più nello specifico deve concentrarsi sulla comunicazione e sui valori trasmessi ai Lead ed ai clienti.

Ma questo Branson non lo sa, fa di testa sua e finché non fa crollare il muro a testate continua a batterci contro.

Non puoi chiedere ad un visionario come Richard Branson di non guardare due metri oltre il suo naso, focalizzarsi solo su una cosa e non cercare il “diverso“. Diciamo che è come chiedere ad Elon Musk di non creare un’azienda, chiamarla The Boring Company e vendere lanciafiamme portatili per finanziare altre attività

Ah lo ha già fatto? Ok.

Fa strano pensare che un’azienda nata dal mondo della musica si sia poi allargata alla moda, ai trasporti, al settore food & beverages e molto altro ancora.

Ma Virgin lo ha fatto.

Ed è giunto il momento di vedere come dietro a 1 successo ci saranno almeno 10 fallimenti.


I fallimenti di Richard Branson

Dalle bibite gassate ai Social Network, Richard Branson le ha provate tutte. Alcune sono andate bene, ma altre non proprio nel verso giusto.

Questi sono solo alcuni esempi di fallimenti della Virgin Group.

Enjoy 😉


Virgin Cola

Se abbiamo un leader di mercato nel settore bibite gassate (Coca Cola) ed un second player (Pepsi), allora se mi lancio sul mercato sicuramente riuscirò ad avere qualche soddisfazione.

Errore più classico di Babbo Natale il 25 diecmbre.

A volte si tende a pensare che un player monopolista sia disposto a cedere parte del suo territorio perché ne ha già abbastanza e non gli costa niente se un concorrente nuovo ne prende una parte.

Sbagliato.

Questo pensiero venne fatto dalla compagnia Virgin al lancio della sua omonima bibita gassata che non ebbe vita lunga. Non importa se tu sei diverso, perché se non offri qualcosa di unico preferirò sempre il leader che mi rappresenta, in questo caso Coca Cola.

Lo stesso Richard Branson disse “Non ripeterò mai più l’errore di credere che le grandi compagnie siano dormienti”.

Si sbaglia per imparare, no? 😉


VirginStudent

E se ti dicessi che Virgin ha rischiato di diventare quello che oggi noi conosciamo con il nome Facebook?

Già, perché nel 2000 Branson pubblicò un vero e proprio social network, con tutte le caratteristiche ad esso collegate, pronto sul trampolino di lancio per diventare il social del futuro.

Ricordiamoci infatti che Facebook nacque proprio come community all’interno di un istituto scolastico, ed il termine VirginStudent riconduce proprio ad una realtà simile.

Purtroppo il progetto non prese mai veramente il volo, forse per sfortuna o forse perché l’azienda non credeva fortemente su un progetto che non aveva ancora un mercato affermato.

In questo caso, però, non fu un problema di posizionamento, anzi: Richard Branson ci aveva visto lungo, ma aveva agito troppo in fretta.

Zuckerberg ringrazia.


Virgin Atlantic

(In realtà non è fallita, ma si è salvata in extremis)

Alcuni fallimenti di Branson sono legati non tanto alle sue visioni ma piuttosto al contesto in cui sono nate o vissute. Non a caso molti risvolti negativi li ha avuti con la crisi del 2008, dove alla fin fine moltissime aziende sono fallite a prescindere dal marchio Virgin.

Nel 2020 anche il ramo dei trasporti aerei, Virgin Atlantic, ha subito una forte flessione che l’ha portata sull’orlo del fallimento, con licenziamenti massivi e creditori con il fiato sul collo.

Il motivo?

COVID.

Branson si è salvato solo grazie ad accordi e prestiti finanziari con cui ritardare l’accanimento dei creditori, ma rimandare non significa necessariamente sciagurare ogni male.

Questo è un esempio di quanto non importa se la tua idea è sana o ben costruita: se la natura non vuole fartela andare bene, allora così sarà.


Virgin Megastores

Anche con i centri commerciali gli affari al buon Richard non sono andati poi così tanto bene. Almeno ci ha provato, di questo dobbiamo dargli atto.

Fondato nel 1976, questo ramo della Virgin Group sopravvisse fino al 2000, quando molti dei suoi megastore vennero chiusi definitivamente a causa di risultati non all’altezza delle aspettative.

Solo in alcuni stati del Medio Oriente la catena è sopravvissuta, ma sicuramente il successo planetario che ci si aspetta da questi brand non è arrivato.


Conclusioni

Io concluderei in questo modo: anche i migliori sbagliano, ma ciò non significa che tutti gli errori portino a fallimenti.

Richard Branson è un’icona in tutti i sensi: parte da zero, crea la sua attività e man mano che procede con gli affari ottiene successi e fallimenti, ma nonostante tutto procede sulla sua strada.

Che sia d’esempio per tutti, uno spunto di riflessione ma anche un faro da seguire quando abbiamo bisogno di direzioni.

E tu cosa ne pensi? Fammelo sapere nei commenti! 😀

Di Davide

Patito di trattori e chitarre scrivo sul mio blog da quando mi sono laureato in Economia presso l'Università degli Studi di Verona. Tratto strategie di marketing, accrescimento personale e professionale per raggiungere gli obiettivi.