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Problem Solver. Quando la competenza diventa un lavoro

Saper gestire la complessità di un’azienda richiede grandi capacità dal parte del management. Ecco perché la figura del problem solver sarebbe ben gradita!

Essere un problem solver non è una cosa così scontata: c’è chi ama prendersi carico dei problemi degli altri per il puro gusto di risolverli, chi ha la capacità di trovare ovunque le vie di uscita, chi ancora sa organizzare al top qualsiasi cosa…

Quello che però è chiaro è che all’interno di molte organizzazioni, aziende o enti che siano, manca spesso una figura in grado di trovare delle risposte ad un lavoro di gruppo.

In parole povere: siamo tutti in grado di creare casini ma non tutti sappiamo uscirne. Ecco perché una classica situazione consiste nell’aggiramento del problema, ovvero fare finta che esso non sia mai esistito.

Voglio una vita
Chi se ne frega
Chi se ne frega di tutto, sì!

Vita Spericolata – Vasco Rossi

Un classico questa strofa, e chi non lo conosce? 😀

Se la tua vita è basata sul vivere nei boschi allora ci sta. Ma se come la maggioranza delle persone hai a che fare con un ambiente relazionale allora la questione cambia in assoluto!

Quando si ha a che fare con un gruppo manca sempre quella figura che prende sulle spalle tutti e cerca di risolvere i dilemmi che normalmente sorgono…

Ecco perché il problem solver sarebbe la soluzione di molti problemi, soprattutto perché sarebbe lui a risolverli!


Cos’è il problem solving

Per definire il problem solving dobbiamo prima definire il concetto di soft skill, ovvero una competenza che si rende utile a prescindere dal contesto in cui ci si trova.

Il problem solving è una soft skill in quanto risolvere i problemi è una competenza che ci serve ogni giorno. Anche decidere cosa mangiare, nel suo piccolo, richiede una minima capacità di problem solving (e dopo tratterò un caso interessante, quindi continua a leggere!).

Un classico bias cognitivo consiste nel legare la crescita della conoscenza (e non della competenza che è un’altra cosa) alla capacità di risolvere problemi. In questo senso basta studiare un pochino di più rispetto agli altri per essere più bravi nel problem solving specifico.

Falsissimo.

Si può essere in grado di risolvere un problema senza essere competenti in materia.

Un esempio. Cosa faresti se l’acqua in pentola sul fuoco sta bollendo troppo? Se la risposta è “spengo o abbasso il fuoco” allora sei un buon problem solver senza per forza essere chef 😉

A volte queste soluzioni non sono a diretta portata di un esperto. Per questo dico che una competenza così “banale” può rivelarsi molto utile in ambito lavorativo e professionale.


Consulente o problem solver?

Di fronte ad un problema aziendale lo scenario è pressoché uguale in tutti i casi:

  • Contatto un “esperto del settore“;
  • Questi viene e mi dice “per risolvere il problema fa questo, questo e quello“;
  • Io faccio tutto quello che mi dice alla lettera;
  • Se va bene lui se ne prende i meriti altrimenti “eh cavoli tuoi“.

Penso che tu sia d’accordo con me nel dire che avere un problem solver in azienda non è solo una questione di comodità ma anche economica e di responsabilità interna.

Un problem solver è in sostanza una figura interna all’azienda che si occupa di risolvere un problema, a prescindere dalla sua natura. E’ ben differente da essere degli esperti, in quanto saperne di qualcosa non significa automaticamente saper risolvere i problemi.

Diciamo quindi che un problem solver è esperto in problem solving 😉

Ma come può essere possibile conciliare diverse tipologie di attività in un’unica soluzione?

La questione è molto semplice: per risolvere un problema seguiamo tutti uno schema mentale ben preciso. E’ chiaro come utilizzare uno schema efficace aiuti ad essere più flessibili in qualsiasi ambito, anche nell’affrontare le difficoltà.

Vediamo un esempio insieme 😉


Risolvere problemi è come… Cucinare un toast!

Un interessante spunto per la risoluzione fai da te dei problemi ce la fornisce Tom Wujec che porta come esempio un caso comune ad ognuno di noi: come cucinare un toast.

La richiesta è molto semplice: disegnare su un foglio bianco gli step necessari per preparare un toast.

La particolarità di questo esercizio è che ognuno di noi rappresenta ogni step tenendo conto di dettagli più o meno scontati: c’è chi parte dal comprare le risorse al supermercato, chi si lava le mani prima di preparare il tutto, chi attacca la spina del tostapane prima di accenderlo…

problem solver toast
Altre immagini su drawtoast.com

Si ottiene quindi un semplice “libretto delle istruzioni” che ognuno di noi personalizza con i propri pensieri e le proprie idee. Ma sarebbe fine a sé stesso se non ci fosse un secondo step…

La seconda parte dell’esercizio consiste nel rifare la stessa procedura andando a raffigurare gli step su dei post-it, un’azione per foglio. In questo modo abbiamo la possibilità di inserire tra uno step e l’altro quella fase che ci siamo dimenticati e riteniamo fondamentale semplicemente con un attacca/stacca.

Il lavoro di gruppo

Se poi lavoriamo in gruppo la questione si fa ancora più interessante: ognuno di noi può pensare ad un dettaglio diverso dalla persona che ho di fronte e semplicemente combinando i nostri post-it possiamo ottenere uno schema ancora più completo.

E via così, aggiungendo sempre più persone al progetto…

Ecco il video integrale dell’evento andato in onda su TED:

Come può aiutarci saper cucinare un toast in questa maniera? Semplicemente aiuta ad individuare quei punti critici che ognuno di noi ritiene scontato ma che per altre persone non lo è, individuando i problemi di uno schema analizzato. E’ quindi possibile correggerli in modo da rendere qualsiasi processo più fluido, più dinamico e meno “problematico“!

Maggiori informazioni su Drawtoast.com!


Problem Solver. Un lavoro veramente inutile

Mi rendo conto che questo potrebbe essere il tuo pensiero. “Ma a che diamine serve? Io i miei problemi me li so risolvere, o comunque si trova sempre una persona con un buon livello di problem solving“, mi dirai.

E ci sta. Davvero.

Ma quante volte ti è capitato di avere a che fare con realtà separate e dover conciliare i loro problemi dovendo inoltre tener conto che entrambe devono uscirne vincitrici in qualche modo?

In azienda questo è un classico. Tutti vogliamo qualcosa ma nessuno è disposto a dare qualcosa a qualcun altro. Tutto, tranne una cosa: la colpa.

Un problem solver funge da “giudice” in un processo, cercando di analizzare il contesto e trovando la soluzione più adatta alla situazione specifica.

Quante volte mentre ti trovavi all’interno di un’ente organizzato (famiglia, amici, azienda) hai pensato “qua c’è tanto da risolvere”? Tante, immagino.

Ecco. Il problem solver ha il compito di risolvere tutto, oliare gli ingranaggi e far funzionare una macchina come dovrebbe. Un po’ come comprare il prosciutto giusto, il pane adatto e definire il giusto tempo di cottura per il toast 😉

Forse questo tipo di lavoro non è allora così inutile quanto sembra…


Tattiche di problem solving

La domanda quindi sorge spontanea: come faccio a capire se sono predisposto a fare il problem solver? Quali abilità devo sviluppare?

In via del tutto generale è molto semplice: devi essere predisposto al problem solving 😛

Diventa però molto utile conoscere qualche semplice trucchetto che può aiutare a risolvere qualsiasi tipo di problema.

1. Avere fissa in mente la soluzione

Quando ad un problema viene associata una soluzione quasi “scontata” la difficoltà si sposta nel tragitto che passa dal problema alla soluzione stessa. Questo perché durante processo di azione tendiamo a modificare la visione della soluzione, adattandola agli sviluppi della procedura.

Questo da un lato può essere un bene se modificare il risultato significa migliorarlo. Ma può essere anche un male perché troppe soluzioni causano dubbi ed incertezze che riducono la qualità del nostro operato.

Bene quindi avere una mente aperta, ma ricordiamoci che avere una boa alla quale agganciarsi ci può aiutare a non perdersi nell’infinità del mare.

2. Two is better than One

Qui mi rivolgo principalmente all’esempio del toast: per quanto completa può essere la procedura illustrata da un singolo, mettendone insieme di più si ottiene un risultato sempre più complesso e definitivo.

Se esiste un problema che coinvolge un’intera organizzazione, richiedere il feedback di ognuno non è solamente importante ma addirittura fondamentale! Questo perché ognuno di noi ha visioni ed opinioni diverse da altri, fornendo diversi elementi riguardo un problema comune.

In soldoni: tanti piccoli mattoncini aiutano a costruire un muro solido.

Cerca quindi di raccogliere sempre il maggior numero di informazioni possibili per riuscire a delineare la miglior tattica di risoluzione. Solo in questo modo potrai fornire un feedback utile a tua volta.

3. Imposta obiettivi S.M.A.R.T.

Il termine inglese “smart” può essere tradotto in “intelligente“, il che riassume questo titolo come “imposta obiettivi intelligenti“.

Ma non è proprio così.

Possiamo infatti attribuire ad ogni lettera di questo termine un significato ben preciso:

obiettivi smart

In sostanza un obiettivo “smart” deve essere specifico, misurabile, ambizioso, rilevante e basato sul tempo.

Un problem solver sa infatti che per determinare la bontà di una soluzione deve avere termini di paragone, ovvero deve poter misurare l’effetto di un’azione rispetto alla situazione precedente.

Quindi bene darsi degli obiettivi, a patto che questi siano coerenti e misurabili nel contesto in cui si applicano.


Problem solver. Conclusioni

Il problem solver sarebbe una figura che ha il solo compito di risolvere i problemi. Se ne sta lì nel suo ufficio buono buono ed interviene quando c’è bisogno di trovare una soluzione dove altri non riescono.

Il risparmio di tempo generato da una veloce risoluzione di un problema è ossigeno puro per un’azienda che spesso di tempo non ha una grande disponibilità. Facendo poi una valutazione economica di questo tempo può addirittura risultare che il costo di un problem solver (ovvero il suo stipendio) può non essere così importante rispetto al risparmio generato.

In un’ottica di ottimizzazione aziendale il problem solver funge quindi da “consulente interno“, una sorta di “paciere” tra le varie entità che la compongono.

Ancora una volta una soft skill come il problem solving può diventare un vero e proprio lavoro che, pur apparentemente inutile, può portare grossi risultati anche nel breve termine.

E se mai ti trovassi in difficoltà di fronte ad un problema… Ricorda come si cucina un toast! 😉

36015 Schio VI, Italia

Di Davide

Patito di trattori e chitarre scrivo sul mio blog da quando mi sono laureato in Economia presso l'Università degli Studi di Verona. Tratto strategie di marketing, accrescimento personale e professionale per raggiungere gli obiettivi.