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Podcast o video? Ecco cosa andrà per la maggiore!

In tanti si chiedono se alla lunga la spunteranno podcast o video, ma l’unica cosa che sappiamo è che su internet si legge sempre meno

Molti si chiedono, tra podcast o video, quale sarà nel prossimo futuro la tipologia di contenuto che andrà per la migliore e sostituirà i post testuali di blog e siti web.

In realtà la domanda a monte è un’altra: perché pensiamo che i blog spariranno a favore di podcast o video?

Stiamo parlando della comunicazione digitale, uno dei mercati più ambiti e ricchi del momento. Sempre più persone si affidano ad articoli e risorse online per dare risposte alle proprie domande, affidandosi fonti “veloci” piuttosto che a quelle “sicure“.

Perché dico questo?

Perché spesso, purtroppo, pur di scrivere qualcosa online e renderlo virale si tende a dare la precedenza a ciò che si pensa rispetto a ciò che si sa di sapere. La parola d’ordine del traffico d’informazioni è la rapidità, e purtroppo la qualità non va a braccetto con la fretta.

Purtroppo, inoltre, le persone hanno talmente tanta fretta che pure leggere diventa un impedimento ed una perdita di tempo.

Ecco perché a molti sembra che passare ad una soluzione più “comoda” come podcast o video sembra la soluzione a questo problema.

Vediamo quindi quale tra queste soluzioni, podcast o video, può maggiormente rappresentare il futuro della comunicazione digitale.


Articoli, podcast o video?

Dobbiamo fare moltissima attenzione quando si parla di nuovi canali di comunicazione: perché, se una soluzione è migliore dell’altra, qualcuno dovrebbe darti la soluzione migliore senza che tu faccia nemmeno mezzo sforzo?

In passato è successo decine, se non centinaia, di volte che il mondo della rete si è lanciato in opinioni positive di nuovi social chiamati “il nuovo Facebook” o piattaforme innovative che sembrava dovessero spaccare il mondo ma che poi sono loro stesse affondate.

Oggi, allo stesso modo, i podcast sembrano essere quel qualcosa di cui non puoi fare a meno.

Nel 2015 anni fa la stessa cosa veniva detta per i video, ma nel 2020 ancora si parlava di “dall’anno prossimo o fai video o non sarai nessuno“.

I classici articoli testuali, zitti zitti, sono invece ancora lì a generare traffico come quando sono stati inventati in un periodo storico chiamato Cretaceo.

Ma perché allora si parla di tutte queste nuove tecnologie?

Perché ad essere cambiata non è la tecnologia a disposizione degli autori quanto piuttosto le abitudini dei fruitori di queste informazioni che preferiscono sempre più spesso sfruttare il multitasking, ovvero ascoltare un podcast mentre si fa altro per ottimizzare il tempo, piuttosto che leggere passivamente delle parole scritte su uno schermo.

Ad essere cambiata non è la tecnologia a disposizione degli autori quanto piuttosto le abitudini dei fruitori di queste informazioni

E come biasimarli…

Il problema per te, che sei quello che i contenuti li crei e li pubblichi, saper andare incontro alle necessità dei tuoi lettori, ascoltatori o spettatori è indispensabile.

Ma vediamo insieme le caratteristiche e le abitudini del nuovo tipo di “lettore”.


Il nuovo tipo di “lettore”

Non mi stancherò mai di dire che il problema per un autore non sono i tipi di contenuto ma la modalità con la quale comunica. Spesso siamo alla ricerca del tema più caldo del momento, senza renderci conto che a volte basta trovare il modo giusto per parlare piuttosto che cercare qualcosa di fico ma temporaneo.

Ti faccio un esempio.

A poco importa che Marco Montemagno tratti di un argomento o di un altro. Se fa un video di tre minuti e se sai già che è interessante da ascoltare lo ascolterai volentieri.

Dall’altro lato c’è il classico blogger esordiente che pubblica articoli su temi di cui parlano tutti, senza alcuna fantasia. Sarà pure il migliore copywriter del mondo, ma è uno dei tanti e non avrà nemmeno mezza attenzione da parte del pubblico.

Domandona.

Montemagno ha un blog dove scrive o fa solo video?

Dopo una domanda del genere penserai che sto per dirti “il lettore di oggi guarda solo video, al massimo ascolta podcast ma non legge articoli”.

Ma non è così.

C’è un fattore che tra tutti mi fa capire che non è facile scegliere tra blog, podcast o video: i sottotitoli.

Da un lato è vero che preferiamo l’ascolto passivo di podcast o video, ma spesso la necessità di ascoltare un audio non corrisponde con le possibilità che abbiamo al momento. Magari siamo in mezzo alla gente, non abbiamo le cuffiette ed il video è importante da guardare.

Non pensi che in questo contesto leggere sia la cosa migliore?

Personalmente non so quanto senso abbia guardare video con i sottotitoli, spesso infatti l’enfasi delle parole trasmette un messaggio estremamente più ricco di un testo bianco su sfondo nero.

Insomma: non pensare che le persone siano tutte carne o pesce, bisogna essere in grado di variare.


Podcast o video. Facciamo un confronto

Dato per assodato che gli articoli testuali siano la colonna portante di una strategia di comunicazione online, l’unico modo di rispondere alla domanda “meglio podcast o video?” è quello di confrontarli sulla base di parametri standard.

Ho letto un interessante articolo intitolato “oggi è meglio avere un blog o un vlog?“. Mi ha dato spunti molto interessanti, tra i quali soprattutto il fatto che il blog è una pietra miliare della comunicazione di cui difficilmente possiamo farne a meno.

Come chiaramente sai già, no? 😉

Confrontiamo allora podcast e video sulla base di questi criteri:

  • Audience media;
  • Facilità di produzione;
  • Costi di distribuzione;
  • Disponibilità agli utenti;

Cominciamo l’analisi!


Audience media

Iniziamo facendo la cosa che ognuno di noi sa fare meglio.

Dare i numeri.

Scherzi a parte, non possiamo fare un’analisi del modo in cui dobbiamo comunicare senza capire con chi stiamo comunicando. Capire cosa amano le persone, e soprattutto cosa preferirebbero, è la chiave per il successo a monte di tutto.

Partiamo dai podcast.

In un altro articolo specifico, che ti consiglio di leggere se se interessato ai podcast, ho riportato alcuni dati che ti riassumo per comodità:

  • Il termine “podcast” ha triplicato il suo valore dal 2006 al 2020, in termini di risultati di ricerca online;
  • Solo negli USA, 3 americani su 4 hanno familiarità con il termine “podcasting” e più della metà della popolazione ha ascoltato un podcast nel 2019;
  • In Italia il 30% degli utenti dichiara di ascoltare almeno un podcast al mese. Il leader mondiale è la Corea del Sud, con oltre il 58% dela popolazione.

Fattore non di poco conto: tutti questi numeri sono in crescita rispetto le relative analisi precedenti.

E per quanto riguarda i video?

Secondo una ricerca di WeAreSocial, il 92% degli italiani guarda video online da qualsiasi dispositivo. Il leader assoluto di traffico è YouTube, con un market share dichiarato del 88%.

Una cosa curiosa: il 58% degli intervistati dichiara che vorrebbe maggiore quantità di video prodotti, ovvero “ehi, so che ce ne sono abbastanza ma ne vorrei di più!“.

Insomma: entrambi sono in costante crescita, ma con i numeri a netto favore per i video. Chiaramente, però, i video hanno dalla loro una più longeva presenza sul mercato della comunicazione digitale.

Tutto ciò rende l’analisi molto volatile. Ci basta ricordare che parliamo di strumenti in crescita, quindi non ne possiamo scartare nessuno.


Facilità di produzione

Supponendo che buona parte dei content creator sa scrivere ma non ha competenze per produrre risorse multimediali, la facilità di produzione non può che essere un elemento di confronto.

Online trovi articoli che minimizzano su tutto, dicendo che basta uno smartphone per fare tutto.

Balle.

Certamente per iniziare non è una cattiva idea, ma se vogliamo migliorare e creare contenuti di valore è meglio dotarsi di competenze ed attrezzature.

Ovviamente per i podcast è facile: è un po’ come registrare un messaggio audio di WhatsApp, con la differenza che sarà un po’ più lungo del solito.

Se comunque vuoi produrre qualcosa di più “complesso” senza complicarti a tua volta la vita ho una soluzione apposta per te: Anchor.

Anchor è uno strumento a marchio Spotify che permette di registrare, mixare e pubblicare podcast sulla maggior parte delle piattaforme di riproduzione come ad esempio Spotify, Apple Podcast e Google Podcast.

Inoltre puoi monetizzare il tuo podcast con annunci personalizzati, aggiungere musiche di sottofondo e programmare le pubblicazioni.

I video, ovviamente, sono tutti un’altra storia.

Certamente puoi registrare con un telefono, ma poi il montaggio come credi di farlo?

I video richiedono attrezzature maggiori, possono essere sicuramente prodotti con software gratuiti ma la competenza non si scarica da internet.

Se vuoi capire di cosa sto parlando, in questo articolo parlo proprio di come produrre e pubblicare video su YouTube. Così, giusto per farti un’idea.

Insomma: podcast batte video sul piano della facilità di produzione.


Costi di distribuzione

Siamo nell’epoca digitale.

E quindi?

Quindi oramai in rete possiamo trovare migliaia di soluzioni per distribuire i nostri contenuti video ed audio.

Se oggi dovessimo parlare di costi di distribuzione probabilmente ci staremmo riferendo ai costi pubblicitari, ovvero la spesa in advertising per aumentare il bacino di utenza e possibili utenti interessati.

Oppure potremmo parlare del cachet per eventuali ospiti nell’episodio, ma non penso che saremmo ancora in tema.

Insomma: tra video e podcast non ci sono costi di distribuzione talmente diversi da generare un paragone.

Ti faccio solo un paio di nomi per capirsi:

  • Anchor è un servizio gratuito che ti permette di registrare, montare e pubblicare i tuoi podcast ovunque in rete (anche su Spotify e Apple Podcast);
  • YouTube invece… No dai sul serio, devo parlarne?

Sono tutti servizi gratuiti, capillarizzati in rete e soprattutto talmente intuibili che un programma professionale non ha senso da utilizzare.

Preferisci parlare di attrezzatura come costo di distribuzione?

In questo caso, spiace dirlo, ma il podcast è economicamente più conveniente di un video dal punto di vista della produzione.

Ti ho parlato nel paragrafo precedente che il discorso “ti basta uno smartphone per fare un video è riduttivo“.

Anche dire “ti basta un microfono per registrare un podcast” ha senso.

Ma…

Un buono smartphone per video può costare da €200-250 in su, mentre un microfono da attaccare al PC può costare anche €30-40.

Di cosa stiamo parlando?


Disponibilità agli utenti

Anche qui entriamo in un mondo in completa evoluzione e, nel caso di podcast o video, interamente complementari.

Dove e quando le persone preferiscono ascoltare podcast o guardare video?

Determinare il contesto di riferimento è fondamentale.

I podcast sono essenzialmente dei contenuti video ai quali viene tolta l’immagine. Molti podcaster, infatti, semplicemente estraggono la traccia audio dei loro filmati pubblicati su YouTube e li caricano su piattaforme come Anchor.

Il senso?

In via del tutto generale, le persone preferiscono i video in quanto la combinazione di immagine ed audio genera molto più interesse di quando manca uno tra questi due elementi.

Il problema è che non sempre siamo in grado di guardare un video, specialmente quando guidiamo o quando siamo in auto (guarda caso i momenti in cui i podcast vanno per la maggiore).

Quindi cosa si fa?

Creiamo un contenuto, ed una piattaforma di distribuzione, per qualsiasi evenienza.

Oggi infatti possiamo trovare video e podcast un po’ ovunque:

  • I video li possiamo trovare su YouTube, Dailymotion, Facebook e via dicendo;
  • I podcast sono disponibili su APP native come Google e Apple Podcast ma anche su Spotify.

Insomma: ce n’è per tutti i gusti.


Podcast o video? Le conclusioni!

So che sarebbe troppo scontato dire “non è possibile determinare se podcast o video andranno per la migliore“, ma che piaccia o meno le cose stanno così.

Se dovessimo confrontare due modelli di smartphone le cose sarebbero più semplici, ma essendo che podcast e video si rifanno a due tipi di interesse e utente diversi allora le cose non sono così immediate.

Mettiamola così:

  • I video saranno una certezza in costante crescita, vuoi per le dirette o per la vastità dei contenuti ma i contenuti on-demand andranno via via a sostituire la programmazione classica dell TV ad antenna;
  • I podcast saranno una soluzione innovativa per gli affamati di contenuti che non possono guardare i video, quindi con l’aumento della frenesia lavorativa e la digitalizzazione delle auto si diffonderanno sempre di più.

Questa è la mia visione dei fatti.

E tu cosa ne pensi? Fammelo sapere nei commenti!

Di Davide

Patito di trattori e chitarre scrivo sul mio blog da quando mi sono laureato in Economia presso l'Università degli Studi di Verona. Tratto strategie di marketing, accrescimento personale e professionale per raggiungere gli obiettivi.