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Personal Branding. Utopia o questione di vita o morte?

L’obiettivo di una strategia di Personal Branding è sostanzialmente “farsi un nome”, ovvero fare in modo che il mio nome e il mio cognome siano legate ad una persona e a delle competenze.

La pratica del Personal Branding, ovvero del costruire una propria identità identificabile come brand, ha preso piede sempre più insistentemente nello scenario professionale moderno.

Se da un lato le competenze “fredde” sono un punto di forza su qualsiasi CV, allo stesso tempo esistono molti fattori empatici in grado di accrescere il nostro valore personale.

L’obiettivo di una strategia di Personal Branding è sostanzialmente “farsi un nome“, ovvero fare in modo che il mio nome e il mio cognome siano legate ad una persona e a delle competenze.

Se ti dico Steve Jobs a chi pensi? Ad un visionario che ha fondato Apple.

Il brand commerciale è Apple, ma Steve Jobs è un appellativo legato ad una persona che l’ha resa quella che è.

Steve Jobs è Steve Jobs. Punto.

Essere in grado di sviluppare un brand personale incide molto quindi sulla competitività lavorativa.

Non sai da che parte iniziare?

Questo articolo è qui apposta 😉

Ecco quindi cos’è il Personal Branding, come si sviluppa e che vantaggi può portare.


Personal Branding. Una piccola introduzione

Fin dalle origini della civiltà ogni singola persona ha fatto Personal Branding. Vuoi per farsi riconoscere tra la massa oppure per accrescere la propria figura, dal contadino più povero al re più ricco ci sono passati – praticamente – tutti.

Appartenere ad una collettività di persone ci va bene, ma allo stesso tempo ci è stretto. Spesso, infatti, non siamo d’accordo con le regole comuni o abbiamo idee e pensieri tali da sentirci “diversi“.

E come non fare i “diversi” se non dimostrando che abbiamo ragione?

Fin dalle origini della civiltà ogni singola persona ha fatto Personal Branding. Vuoi per farsi riconoscere tra la massa oppure per accrescere la propria figura, dal contadino più povero al re più ricco ci sono passati – praticamente – tutti.

Oggi siamo abituati a vedere persone che vengono intervistate in televisione, pubblicano articoli super dettagliati oppure producono video di qualità.

Se ci pensi bene sono tutte attività con cui dimostri agli altri che sei bravo in qualcosa.

Una volta si faceva lo stesso. Ma con strumenti diversi.

Nell’antica Roma diventavi Centurione se dimostravi coraggio e disciplina tra i ranghi del tuo reparto, quindi dovevi personalmente spiccare tra tutti i tuoi compagni.

Pensa per un momento anche agli stravaganti abiti di corte della Francia ottocentesca: pensi davvero fossero così comodi oppure era un modo per essere “più bello degli altri“?

La necessità di sentirsi diverso, non per forza migliore, degli altri porta a compiere talvolta gesti estremi, ma non per forza negativi. Un centurione doveva rischiare la vita ogni giorno, oggi invece basta lanciarsi da 20 metri di altezza facendosi registrare per fare i big money sui Social Network.

Sono due rischi completamente diversi, ma il concetto è lo stesso.

Prendendo come esempio la strategia di Marketers:

Il nostro obiettivo non è quello di fare comunicazione in modo migliore, ma di farlo in modo diverso dagli altri e arrivare meglio alle persone.

Dario Vignali

Vedi? Non è un concetto di essere “migliori” ma piuttosto di essere “diversi“.

Ecco perché una delle parole che puoi trovare nel titolo è “utopia“.

E ora ti spiego perché.


Perché parlo di “utopia“?

Una delle caratteristiche negative del Personal Branding è che questa “moda” è diventata sempre più ossessiva e meno indirizzata alle proprie competenze.

Il continuo messaggio “se ci sono riuscito anche io, puoi farcela anche te!” ha portato molte persone a prendersi rischi paragonabili allo scalare una montagna.

E non sto esagerando.

Pensa ad un influencer che gira il mondo sponsorizzato, pagato e profumato in ogni momento del suo viaggio. Probabilmente avrà fatto la sua gavetta, investimenti e strategie per farsi notare.

Ma “Ah basta che fai viaggi pazzeschi, compri una fotocamera completa, impari l’editing e la gente ti nota per le tue foto” non è una scaletta così concreta da seguire.

Nonostante ciò molte persone ci credono. Comprano, investono ma non raggiungono i risultati promessi.

Perché?

Spesso perché la fetta di mercato in cui cerchiamo il successo è già occupata da figure più forti, prime tra tutte proprio queste che ti illustrano la “strada facile per il successo“.

Ma perché la gente ci crede e lo fa lo stesso?

Perché ha bisogno di trovare ognuno la propria identità. Un continuo mutare del “farsi notare tra la massa” fino a giungere ad un “seguo la massa per non appartenere al sistema“.

Solo che la massa diventa il sistema.

Hai presente le persone che comprano i vestiti particolari, marcati e super costosi per fare “i diversi”?

Ecco.

Fonte: Facciabuco

Rendo l’idea?

Per me il fattore utopico è la ricerca ossessiva di un’identità che non esiste, né nei confronti della collettività né meno che meno nel sistema professionale.

Per quanto ti possa scervellare, la tua posizione “Marketing Manager Specialist in Alien Contacts presso me stesso” non sarà mai paragonabile con un Elon Musk che si dichiara “Owner presso Tesla“.

Non è ciò che dimostri apertamente che identifica il tuo brand personale, ma la competenza che puoi offrire. Sono due cose completamente separate.


Personal Branding. A cosa serve quindi?

Faccio una piccola precisazione: non voglio assolutamente dire che il personal branding non serve a nulla, ci mancherebbe!

Quello che sto cercando di dire è che non dobbiamo vedere il brand personale come un “guarda, so fare anche io questa cosa” ma piuttosto “ehi, hai visto cosa so fare?

Dove sta la differenza?

Nel primo caso dimostri di saper fare qualcosa che qualcun altro sa già fare. Nel secondo, invece, il presupposto è che tu possa dimostrare qualcosa di unico, ovvero un valore che solo tu puoi trasmettere e offrire.

Ti voglio fare un esempio di nicchia: la Formula 1.

Che caratteristica deve avere un pilota di Formula 1?

Deve essere capace di guidare – ma dai? – e magari anche essere veloce, competitivo per la vittoria.

Tutti i piloti sono bravi a guidare. Ma quanti sono anche capaci di sviluppare la macchina?

Se vuoi migliorare la vettura devi svilupparla, individuare i difetti e risolverli. A questo ci pensano gli ingegneri, ma anche il pilota può dare consigli molto preziosi in merito.

Non a caso in F1 ci sono piloti veloci ed altri più lenti ma bravi a sviluppare la macchina. La squadra quindi fa gareggiare i più veloci, ma ingaggia comunque i più lenti facendo provare loro la macchina ed individuando in questo modo i fattori da migliorare.

Quanto pensi possa valere un pilota tanto veloce quanto capace di individuare questi fattori?

Il brand personale in questo caso trasmette due messaggi:

  1. Sono un pilota di F1 e sono anche veloce;
  2. Sono molto bravo a sviluppare la macchina.

Di capaci in uno o l’altro li trovi ovunque. Ma quanti ne trovi con entrambe queste qualità?

Ecco quindi il famoso “valore unico” che puoi offrire.


Personal Branding. 3 cose da fare

Abbiamo quindi visto che non bisogna affannarsi per affermarsi come brand a livello personale. Ci sono delle accortezze da seguire, non mi pare il caso di buttarsi nella mischia senza protezioni.

Per questo motivo voglio darti 3 semplici consigli su come fare per individuare e sviluppare al meglio il tuo personal brand, senza strafare e – soprattutto – senza cedere all’utopia.


#1 Analizza il tuo mercato

Quali sono le caratteristiche richieste e apprezzate dal mercato in cui mi sto lanciando? Quali sono le opportunità? Esiste un formato comunicativo palesemente migliore degli altri?

Spesso le opportunità sono molto più concrete di quanto si possa pensare. Se siamo veri conoscitori del nostro settore siamo in grado di capire cosa manca e, di conseguenza, quali potrebbero essere le caratteristiche apprezzate e considerate “uniche“.

Se ad esempio sei una parrucchiera e noti che quelle della tua zona offrono servizio solo a donne adulte potresti pensare a specializzarti nel taglio per le bambine.

Non devi infatti per forza “il migliore” per essere “unico“. Ti basta essere riconosciuto per quello che fai.

Come ad esempio fornire dolci vegani in una città in cui le pasticcerie a questo segmento non pensano.

Chiaro? 😉


#2 Fatti conoscere

Come pensi di farti conoscere dalle persone se non comunichi ciò che stai facendo o cosa sai fare?

Siamo nell’epoca dell’iper-comunicazione dove grazie a Internet possiamo mandare messaggi da una parte all’altra del pianeta in tempo zero.

Perché non sfruttare i Social Network?

Non c’è niente di più efficace di rilasciare aggiornamenti pubblici e veloci a chi è interessato al tuo operato.

Se sai fare bene il tuo lavoro puoi studiare una serie di post su Linkedin, se sei bravo a fare foto puoi creare gallerie su Instagram o Pinterest e chi più ne ha più ne metta.

L’unica cosa che non devi fare è tenere la tua competenza solo per te. Pubblica il tuo valore, ci sarà sicuramente chi saprà apprezzarlo.


#3 Migliora ogni giorno

Sembra scontato da dire, ma oltre ad affermare il tuo brand personale è buona norma continuare ad accrescerlo di forza.

Attenzione! Non ho detto dal punto di vista orizzontale, ovvero cercare altre sfaccettature, ma piuttosto di tipo verticale, ovvero migliorare quello che già sai fare.

Maggiore sarà il tuo valore, maggiore sarà l’interesse del pubblico nei tuoi confronti.

Fare personal branding significa quindi anche saper valorizzarsi sempre di più con la convinzione che le tue capacità verranno sempre apprezzate.

Sei il saltatore in lungo migliore al mondo? Non pensi che saresti ancora migliore se riuscissi a saltare anche solo 1 centimetro in più del tuo record?

Ecco perché migliorare ogni giorno significa accrescere il proprio valore.


Personal Branding. 3 cose da non fare

Non potevo darti tre consigli per poi finirla lì perché sennò avrei fatto esattamente quello che sto scrivendo di non fare.

Se una persona ti fa sembrare semplice qualcosa che ti risulta difficile, prima di fidarti al 100% fatti sempre i tuoi calcoli, mi raccomando!

Ecco quindi 3 cose da non fare quando sviluppi il tuo brand personale.


#1 Perdere il “focus

Se hai avuto la fortuna di eccellere in qualcosa che gli altri non fanno o non sanno fare non significa in automatico che sei bravo in tutte le cose che ci somigliano.

Se sei bravo ad andare in mountain bike non vuol dire che sei competitivo anche in bici da corsa o gravel. Invece se sei un ingegnere meccanico non significa che sei bravo anche in elettronica solo perché sei ingegnere.

Fissati quindi bene in testa di non uscire dal tuo focus: sei bravo a fare video avventurosi durante le tue attività all’aperto? A nessuno importerà delle tue video-ricette che hai pubblicato solo perché sai fare video.

Ma se fa successo lo stesso?

Può succedere, ma quanto tempo e risorse ci hai perso invece di migliorare i tuoi video di azione che ti contraddistinguono?


#2 Non prendersi le responsabilità

Hai presente il famoso detto “Non lanciare il sasso per poi nascondere la mano“?

Il concetto è lo stesso.

Se sei bravo in qualcosa e le persone ti cercano per questo, non puoi esimerti dalle tue responsabilità una volta preso l’incarico. Ne va della tua reputazione, ovvero del tuo brand personale.

Se sei un bravo architetto non puoi progettare una casa per poi sparire quando crolla alla prima folata di vento.

La responsabilità è parte integrante del brand personale. Se sei veramente bravo in qualcosa devi anche essere in grado di risolvere i problemi derivanti dal tuo operato.

Hai presente cosa si pensa delle persone che fanno un lavoro per te, le paghi e quando si verificano dei problemi non si fanno più sentire?

Non fare come loro, mi raccomando.


#3 Non auto-elogiarsi

Un lavoro può nascere da una passione, ma poi deve trasformarsi in una missione“.

A volte è molto semplice sedersi sugli allori una volta raggiunto il successo desiderato. Un po’ come quando raggiungi 100 followers su Instagram e li ringrazi apertamente nelle tue storie.

Ma a che serve tirarsela?

Probabilmente a racimolare la tua quota di haters, non per forza invidiosi del tuo risultato ma piuttosto di persone che vedono nel tuo modo di fare un atteggiamento “egoista” ed “egocentrico“.

Insomma: hai un ego gigantesco.

La professionalità non è qualcosa che ripaga facendo i gradassi e dimostrando i risultati del proprio lavoro. Alle aziende e alle persone non interessa “ho guadagnato 100k euro con un lavoro” ma piuttosto “ho fatto questa cosa straordinaria“.

Se ti assumo o guardo i tuoi contenuti lo faccio per il valore che mi dai, non per quando ci guadagni o per quanto ti pago!

In sostanza: modestia is the power.

Di Davide

Patito di trattori e chitarre scrivo sul mio blog da quando mi sono laureato in Economia presso l'Università degli Studi di Verona. Tratto strategie di marketing, accrescimento personale e professionale per raggiungere gli obiettivi.