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Native Advertising. Adattare gli annunci in modo facile

Il Native Advertising è una branchia della pubblicità online che si differenzia dalle altre in quanto personalizza il suo aspetto sulla base dello spazio web in cui è ospitata.

Il Native Advertising non è solamente uno strumento pubblicitario, ma va oltre il mero “advertising” e si orienta al “native“.

Lo so. Non è per niente chiara come spiegazione.

Mettiamola così: se bene o male tutti sanno pubblicizzare qualcosa, rendere le campagne più integrate negli spazi web in cui vengono posizionate è qualcosa di fino e sicuramente più redditizio.

Meglio?

No. Lo immaginavo.

Diciamo che la pubblicità online non sono solo i banner, le interruzioni in-video o i pop-up che si aprono qua e là quando si sta leggendo un articolo. Bisogna guardare oltre, ovvero a quelle piccole cose che sembrano integrate nello spazio web ma che in realtà ne sono solo ospiti.

Ospiti a pagamento, chiaramente.

Ecco a te il caso del Native Advertising, l’arte della pubblicità online vestita su misura per ogni evenienza.


Native Advertising e pubblicità online

Il Native Advertising è una branchia della pubblicità online che si differenzia dalle altre in quanto personalizza il suo aspetto sulla base dello spazio web in cui è ospitata.

L’obiettivo di questa funzione è adattare – ed ottimizzare – l’esperienza utente di un visitatore in modo che non riesca a distinguere i contenuti pubblicitari da quelli organici, facendo così capo a diversi interessi:

  • Inserzionista. Riesce ad integrarsi meglio in qualsiasi spazio s’inserisca, allineando le sue grafiche a quelle dell’ospitante;
  • Ospitante. Ottiene un design complessivo più lineare, riducendo il rischio che l’utente esca precocemente dalle pagine web a causa della confusione generata;
  • Utente. Non ha distrazioni, fruisce con maggiore fluidità i contenuti e clicca sulla AD se veramente interessato.

Il Native Advertising è una branchia della pubblicità online che si differenzia dalle altre in quanto personalizza il suo aspetto sulla base dello spazio web in cui è ospitata.

Oggi l’esperienza web e la grafica delle pagine rappresenta il miglior biglietto da visita agli occhi di un nuovo utente. Se non si è in grado di attirare l’attenzione del lettore sul tuo messaggio allora questo arriverà parzialmente, o peggio ancora non arriverà proprio.

Molti blogger utilizzano i banner e le pubblicità native per recuperare almeno il costo di hosting e dominio, unico vero costo sostenuto per realizzare un blog.

Chiaramente questo ipotizzando che non vengano fatte spese pubblicitarie.

Se quindi quest’unico ricavo venisse a mancare e considerando che invece i costi sono fissi, il blogger sarebbe perennemente in perdita.

Ecco perché è importante personalizzare il formato, non solo il contenuto.

No. Perché non sono la stessa cosa.


La differenza tra Native Advertising e Custom Advertising

Quando parliamo di “personalizzazione” di un annuncio possiamo riferisci a due cose:

  • Al contenuto
  • Al contesto

Nel primo caso la personalizzazione riguarda il messaggio comunicato, ovvero comprendere le vere esigenze di un utente e personalizzare il contenuto a lui mostrato. L’obiettivo è quello di ottimizzare il risultato e favorire la conversione, evitando di mostrargli qualcosa che sicuramente non gli interessa.

Nel secondo caso, invece, ci riferiamo alla veste che il nostro messaggio prende. Non parliamo quindi del tipo di messaggio inviato ma dalla forma, dai colori, dalla struttura, dal carattere e molto altro ancora.

Nel primo caso parliamo di Custom Advertising, ovvero la personalizzazione del contenuto in base al profilo dell’utente. Nel secondo caso, invece, parliamo di Native Advertising, ovvero l’adattamento al contesto comunicativo.

Ma qual è il più importante?

Se ti sei fatto questa domanda, sappi che è il modo sbagliato di porsi.

La risposta ce la dà un noto detto popolare:

Bisogna essere al posto giusto, al momento giusto

Un buon posizionamento pubblicitario, infatti, deve rispettare alcuni importanti requisiti:

  • Forma. Il contesto generale, ovvero il modo in cui comunico;
  • Struttura. Il formato dell’annuncio (es. audio, testo, video)
  • Contenuto. Il messaggio che voglio inviare, chiaro e conciso;
  • Targetizzazione. Personalizzazione in base all’utente;
  • Analisi. Capacità di valutare l’efficacia dell’AD.

Bisogna però vedere ora, nella pratica, come si sviluppa un promozione ottimizzando il Native Advertising.


Native Advertising. Ecco la guida

So che all’apparenza sembra difficile, ma in realtà fare in modo che dei banner pubblicitari si adattino allo spazio web in cui vengono caricati.

In particolare, le situazioni più critiche riguardano due formati:

  • Mobile
  • AMP

Per ovviare a questi problemi utilizzeremo uno degli strumenti più comuni e – a dire il vero – semplici in circolazione: Google AdSense.

Ed ecco come fare, in 3 semplici passi.


#1 Accedi al tuo Account Google AdSense

Puoi accedere al sito AdSense cliccando su questo link. L’iscrizione è gratuita, al massimo ti verranno chiesti alcuni dati specifici per una questione di trasparenza finanziaria.

Ma a cosa serve Google AdSense?

Google AdSense è un programma di Google che permette di inserire banner e altri tipi di formato pubblicitario su una piattaforma web. Da questa piattaforma puoi gestire non solo i classici banner di un sito web ma anche in-video, sui risultati di ricerca e sulle APP.

La comodità di AdSense consiste nell’accorpare tutti i formati pubblicitari in un unico portale, gestendo e modificando le singole Unità Pubblicitarie senza dover modificare il codice che andrai ad inserire sulle tue pagine web.

Il codice AdSense, infatti, funge da “contenitore“: tu identifichi una zona che vuoi “affittare” e Google ci inserirà gli annunci che più ritiene pertinenti in base all’utente che sta visualizzando il sito.

Hai presente quando cerchi un prodotto su Amazon e dopo lo trovi su tutti gli articoli che vai a leggere?

Funziona esattamente così: l’autore del blog ha identificato le zone “affittabili” e Google ritiene pertinente inserirci banner riguardo quel prodotto.

Tu, in questo, non devi fare assolutamente niente.

Bisogna invece creare un sistema per personalizzare l’aspetto con cui i formati vengono visualizzati.


#2 Crea una nuova Unità Pubblicitaria

Fare pubblicità tramite AdSense è possibile in due modi:

  • Automaticamente, facendo scegliere posizionamento e formati ad AdSense (più facile, ma vengono messi i banner un po’ a caso);
  • Manualmente, utilizzando le Unità Pubblicitarie.

Per creare un’Unità Pubblicitaria basta seguire alcuni semplici passi:

  1. Accedere ad AdSense;
  2. Cliccare su Annunci, rimanendo sulla scheda Panoramica;
  3. Cliccare su Per unità pubblicitaria.

A questo punto puoi scegliere tre formati Annuncio di offerta, sulla base delle tue necessità:

  • Display;
  • In-Feed;
  • In-Article.

Se vuoi un consiglio – e se vuoi semplificarti la vitati consiglio il formato Display. Cliccandoci sopra per crearne uno, infatti, ti basterà tenere selezionato l’unico menu a tendina sulla pagina, ovvero Dimensione annuncio, su Automatico ed il gioco è fatto.

Questo formato visualizza banner pre-costruiti e sarà AdSense a verificare la dimensione del contenitore ed il tipo di dispositivo utilizzato (desktop, mobile, tablet, ecc.) per adattarne le dimensioni.

Se invece vuoi creare un altro tipo di formato, che sfrutta piuttosto il testo, puoi fare una scelta tra due possibili:

  • Analizzare una pagina automaticamente, facendo identificare ad AdSense colori e caratteri in modo da personalizzare gli annunci;
  • Modificare il tutto manualmente.

Penso sia scontato dire che il secondo metodo è molto più preciso…

Fatto ciò, implementiamo i banner sul sito web.


#3 Implementa il codice sul tuo sito

Supponendo che tu abbia un blog in WordPress – o in caso contrario trovi moltissime guide su come implementare il codice su sito in HTML – ti consiglio sempre la soluzione più facile: Google SiteKit.

Questo plugin gratuito, rilasciato ad inizio 2020, permette di confluire e gestire una serie di strumenti Google a disposizione per i publisher.

Non a caso, questo è uno dei 6 migliori tool per iniziare con il Digital Marketing.

Installando questo plugin è facile – e difatti non serve una guida – collegare il tuo account AdSense che sostanzialmente “autorizza” il tuo sito ad ospitare banner pubblicitari.

Tornando al punto 2, una volta creata una nuova unità pubblicitaria ti verrà fornito un codice. Copialo, o tienilo appuntato da qualche parte.

Vai sul tuo editor Gutenberg (se ancora non ce l’hai, scaricalo) e compi i seguenti step per semplificarti la vita in futuro.

  1. Crea un nuovo blocco HTML;
  2. Incollaci il codice ottenuto;
  3. Salva il blocco nei Blocchi riutilizzabili.

Ogni volta che avrai bisogno di inserire un banner ti basterà inserire questo blocco riutilizzabile. Questo ti permetterà di modificare in ogni momento il codice e tale modifica avrà effetti su tutte le pagine in cui è inserito.

E per AMP? Ho scritto un intero articolo a riguardo.


Native Advertising. Analisi Etica

Cosa può legare il Native Advertising con il marketing etico?

Assolutamente niente, se sai cosa significa.

Come abbiamo visto in precedenza, è facile confondere il “contesto” con il “contenuto“, ed in questo caso il Native Advertising con il Custom Advertising.

In molti predicano attenzione al contenuto dal punto di vista della privacy (“ma come è possibile che ho parlato di questa cosa e ora mi viene fuori la pubblicità?” n.d.r.), sostenendo che certe volte le pubblicità sono anche troppo invasive e precise.

Ma tutto ciò non ha assolutamente a che fare con il contesto grafico-strutturale.

Ecco quindi come non è da considerare il Native Advertising come qualcosa di pericoloso o invasivo. Si tratta solo di vestire gli annunci nel modo più corretto e funzionale.

Di Davide

Patito di trattori e chitarre scrivo sul mio blog da quando mi sono laureato in Economia presso l'Università degli Studi di Verona. Tratto strategie di marketing, accrescimento personale e professionale per raggiungere gli obiettivi.