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Marketing e Comunicazione

La formula B.R.A.N.D. per un marchio da paura

Il concetto di fondo è molto semplice: per avere qualcosa di funzionale – per non dire perfetto – bisogna soddisfare tante piccole cose che rendono unico il risultato finale.

Oggi voglio parlarti della Formula B.R.A.N.D., un concetto che ho ideato e che non a caso si rifà ad uno degli eventi sportivi più seguiti del pianeta: la Formula 1.

Sicuramente ti starai chiedendo “ma che c’entra un brand con una macchina?”, ma ti assicuro che ci sono molte più somiglianze di quanto credi.

Ad ogni modo penso che per spiegare certi concetti serva utilizzare delle metafore, quindi nulla è più adatto di un titolo assonante e simile come pronuncia. Ti assicuro inoltre che non è richiesta chissà quale passione o cultura automobilistica per comprendere l’argomento.

Il concetto di fondo è molto semplice: per avere qualcosa di funzionaleper non dire perfettobisogna soddisfare tante piccole cose che rendono unico il risultato finale.

A proposito…

Lo sapevi che usare le metafore è uno dei metodi più efficaci per spiegare qualcosa.

Beh ora lo sai di sicuro!

Ecco quindi la formula Brand per un marchio da paura.


La Formula B.R.A.N.D.

Come potrai aver percepito dal titolo, possiamo dividere il termine B.R.A.N.D. in cinque sotto titoli: B, R, A, N e D.

Capitan ovvio, no? 😉

Per capirne il senso dobbiamo pensare ad un’auto da F1.

Da cosa è composta un’automobile?

Sicuramente da un motore per farla andare avanti, un sistema frenante per farla rallentare, un telaio per renderla più resistente e una scocca superficiale per ricoprire il tutto e donare design alla macchina stessa.

Cos’altro ancora?

Beh mi viene in mente, ad esempio, le ore spese dagli ingegneri per progettare il prototipo, i test ed i collaudi per verificarne l’efficienza, l’appeal del marchio con cui viene prodotta.

Ma cosa di specifico per un’auto da Formula 1?

Dato che l’obiettivo è vincere la gara, sicuramente dobbiamo considerare i componenti aerodinamici per migliorare le prestazioni, i piloti che sanno sfruttare al meglio la vettura e la capacità di attrarre nuovi sponsor.

Ti ricordo la frase che ho scritto nell’introduzione:

Per avere qualcosa di funzionale – per non dire perfetto – bisogna soddisfare tante piccole cose che rendono unico il risultato finale

Per avere la macchina più veloce ci vogliono tante piccole cose messe insieme, tra tutte i componenti migliori, il team più affiatato e – soprattutto – soldi per lo sviluppo.

Cosa succede se non ci sono?

Succede semplicemente che la macchina da corsa ce l’hai uguale, ma probabilmente non vincerai nemmeno una gara.

Ecco.

Tu immagina un brand come una macchina da Formula 1.

Vuoi essere il migliore? Vuoi il successo?

Devi pensare a tante piccole cose.

Ed ecco cosa dice la Formula B.R.A.N.D.


Braveness

Ho scoperto il termine “Brave” seguendo Renzo Rosso, un imprenditore italiano che ha portato al successo mondiale il suo marchio Diesel producendo capi di moda. La sua fondazione, OTB, è basata proprio su questo termine (Only The Brave, per l’appunto).

La traduzione italiana di Brave è Coraggioso, e non a caso ho scelto proprio questo termine per indicare la prima lettera della Formula B.R.A.N.D.

Creare un brand, ovvero avviare un’attività e portarla al successo, richiede innanzi tutto coraggio perché mettersi in gioco e sfidare altri concorrenti del mercato non è cosa da tutti.

Molti si fermano erroneamente al pensare che il brand sia semplicemente un marchio, ovvero qualcosa di grafico, ma come ho spiegato in altri articoli il suo scopo è quello di comunicare qualcosa.

Qual è la parte difficile?

Pensa di aver ideato una soluzione ad un problema, ovvero il concetto di fondo per cui si crea un’azienda, e di doverlo comunicare agli altri. O ancora meglio, pensa di doverli convincere che il tuo prodotto sia il migliore, anche tra tutti i tuoi concorrenti.

Pensi sia cosa da poco?

Ecco perché penso che il brand sia dimostrazione di coraggio, ovvero di una capacità comunicativa e dello spirito imprenditoriale di una persona.

Esattamente quello che ha un Team Principal quando si lancia nel progetto di una vettura da corsa per vincere un titolo mondiale di F1.

Mica roba da poco.


Reputation

Andando un po’ di più nel profondo, uno dei concetti che più si lega al termine brand è quello della reputazione, ovvero della Reputation.

La reputazione del brand non è altro che il rispetto che i consumatori, clienti o meno, portano per il brand stesso. Un po’ come Apple che tutti considerano una cima dell’high-tech nonostante non tutti abbiano un iPhone in casa.

La reputazione è importante però non tanto per un semplice concetto di “rispetto” ma piuttosto per il fattore “credibilità“.

Un brand affermato non è per forza un brand rispettato. Senza farti esempi concreti, avrai sicuramente in testa un marchio che tutti conoscono ma che offre un servizio scadente e ha una considerazione bassa rispetto ai concorrenti (pensa, ad esempio, al trasporto pubblico italiano).

Vediamo la reputazione anche in Formula 1?

Certamente! Ci sono dei marchi affermati, come Ferrari, che non vincono ogni anno ma che sono ambiti, temuti e rispettati da tutti gli avversari.

Non sarai sempre il migliore, ma sarai sempre rispettato.


Awareness

Il termine Awareness rispecchia il valore di un brand, ovvero quanto arricchisce – non per forza in termini monetari – un cliente o un potenziale tale.

Ma come si calcola il valore del brand?

Semplicemente sulla base della sua consapevolezza, ovvero da quanto è conosciuto dal pubblico. Non è però una questione di rispetto come nel paragrafo precedente, ma si tratta più di un fattore nudo e crudo legato alla popolarità di un marchio.

L’Awareness è quel fattore per cui a parità di design si preferisce una borsa di marca a €10.000 piuttosto di una da €50, per capirci.

Molti pensano che aumentare il valore di un brand significhi giustificarne l’aumento dei prezzi, ma non per forza è così: pensa a tutti i brand low cost, discont e simili che invece abbassano i prezzi per aumentarne l’appeal.

In Formula 1, ad esempio, più awareness ha un team e maggiore sarà la capacità di attrarre nuovi sponsor per finanziare le ricerche per migliorare la vettura.

Allo stesso modo, più Awareness avrà il tuo brand e maggiori saranno le capacità di ottenere finanziamenti, nuovi clienti e partner commerciali.


Nurturing

Tra tutti i termini visti finora sicuramente questo è il più difficile da capire e quello meno diffuso tra i diffusori di notizie e di articoli sul web.

Il Nurturing non ha una tradizione vera e propria – significa “nutrimento”, ma non ci serve a nulla – se non quella per riassumere in una singola parola il processo di arricchimento nei confronti di un lead.

Ma come si fa ad arricchire un lead?

  • Inviando email informative
  • Utilizzando BOT e condividendo informazioni di valore
  • Promuovendo prodotti e sconti, oltre che tester o demo

Se osservi bene, questi processi esulano dal classico iter IA (Interesse-Acquisto) e si concentrano sulla parte intermedia, ovvero quella in cui si prende una decisione.

Il Nurturing, in sostanza, è la capacità di una brand di essere vivo nella mente di un lead anche fuori dal processo di acquisto, trasmettendo ricchezza e valore tali da tenere alto l’interesse dell’utente in ciò che tu offri.


Design

Non si può parlare di brand se non si tratta del suo logo, ovvero la parte relativa al design ed a quello che chiunque vede come copertina del tuo libro.

Pensando ad un’automobile, il design è relativo alla sua carrozzeria che è quindi caratterizzata da diversi elementi: colore, angoli, etichette, sfumature, aerodinamica, ecc.

Per un brand da paura devi quindi pensare quindi al suo aspetto esteriore.

Ogni azienda costruisce il suo marchio basandosi su schemi e dettagli richiesti dal pubblico di riferimento: i marchi di moda sono solitamente delle semplici scritte con font di classe, i brand per bambini sono colorati ed arrotondati e quelli per la cosmesi sono spesso tendenti al rosa.

L’importante è saper dare una buona impressione di sé stessi a primo impatto, lasciando poi il contatto ad analizzare a fondo quello che tu offri e, soprattutto, come lo fai.

Se devi pensare ad un logo, non basarti solo sul primo pensiero o su quello che fanno gli altri. Sii invece originale, cerca qualcosa che piaccia e fatti dare una mano dagli altri.

Non c’è metodo migliore per capire come porsi se non quello di chiedere direttamente ai propri contatti un feedback, non credi? 😉

Di Davide

Patito di trattori e chitarre scrivo sul mio blog da quando mi sono laureato in Economia presso l'Università degli Studi di Verona. Tratto strategie di marketing, accrescimento personale e professionale per raggiungere gli obiettivi.