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Elasticità della domanda. Ecco come funzionano le tasse

Pensavi davvero che le accise sulla benzina fossero messe lì per caso? Dopo aver letto questo articolo capirai molte più cose…

L’elasticità della domanda è un concetto economico che definisce il comportamento di un acquirente di fronte al cambiamento di una variabile come il prezzo.

Non a caso, infatti, sui libri di scuola troviamo la denominazione “elasticità della domanda rispetto al prezzo“.

Questo concetto serve a rispondere ad una semplice domanda:

Come si comporta un acquirente se il prezzo di un prodotto cambia?

C’è chi compra di più e chi compra di meno, oppure in casi estremi chi decide di non acquistare più un prodotto.

Ma si tratta pur sempre di un tema teorico.

Ecco quindi spiegato il concetto di elasticità della domanda e come gli Stati lo sfruttano per individuare i beni su cui apporre le tasse.


L’elasticità della domanda

Iniziamo dicendo che il concetto di elasticità si basa su criteri microeconomici, ovvero la disciplina che studia il comportamento dei singoli operatori economici.

La macroeconomia, per intenderci, studia il comportamento di grandi operatori quali Stati, PIL, leggi e comunque fattori troppo astratti.

L’elasticità, invece, è un elemento estremamente concreto.

Pensa a quando vai a fare la spesa o ti rechi presso il tuo negozio preferito in cui compri sempre qualcosa.

Cosa fai se ti accorgi che il prezzo è cambiato?

Probabilmente se il prezzo è più basso sei più portato ad acquistare il prodotto, mentre se si è alzato ti staresti chiedendo se fosse meglio aspettare un ribasso futuro.

Ad ogni modo, il pensiero cambia in base a come cambia il prezzo.

Ci sono una varietà estrema di beni, ognuno dei quali risponde in maniera più o meno forte al cambiamento di prezzo.

Ma di questo ci occuperemo più avanti.

Va però fin da subito tenuto a mente che uno dei criteri per definire quanto risponde un prodotto alla variazione del prezzo è la sua utilità.

O meglio: l’utilità che ha per noi consumatori individuali.

Esempio.

Per un uomo il cambiamento di prezzo di un rossetto ha sicuramente meno incidenza che per una donna, o nel caso contrario la schiuma da barba.

Chiaro il concetto? 😉

Voglio però fare un bell’esempio corposo…


Utilità e domanda. L’esempio del biscotto

Ora ti chiedo di immaginare una sensazione che so provi spesso.

Hai fame.

Già, tanta tanta fame.

Davanti a te c’è un sacchetto di biscotti pieno di deliziosi bocconcini con gocce di cioccolato.

Hai tanta tanta fame?

Ne prendi uno.

Hai ancora fame?

Ne prendi un’altro.

E così via…

Arriverà un punto, però, in cui sarai sazio e nonostante ci siano ancora biscotti di fronte a te non ne vorrai più mangiare dato che ti senti esplodere.

Questo è il concetto di utilità, ovvero che una persona determina i suoi consumi in funzione a quanto utili sono per sé stesso.

Ma cosa c’entra con l’elasticità?

C’entra con il fatto che maggiore è l’utilità che un bene è per noi, tendenzialmente minore sarà la reazione che avrà ad un suo cambio di prezzo.

Non è poi così difficile da pensare dato che, per fare un esempio su tutti, i prodotti al supermercato cambiano ogni giorno ma noi li acquistiamo senza far fede troppo al prezzo. Stessa cosa con la benzina, alla fin fine.

Già, perché anche se la benzina aumentasse di prezzo ne avremmo comunque bisogno e la compreremmo lo stesso.

E già qui possiamo trovare un importantissimo elemento su cui basare la nostra domanda originale.

Come vengono scelti i prodotti su cui far pesare una tassa?


Beni elastici & Beni inelastici

Arriviamo quindi ad un punto focale della nostra analisi, ovvero identificare quali prodotti reagiscono meglio al cambiamento di prezzo.

Possiamo quindi distinguere i beni in due categorie:

  • Elastici. Reagiscono in maniera decisa e forte al cambiamento del prezzo;
  • Inelastici. Sono meno influenzati dalla variazione del prezzo e mantengono una domanda costante.

I beni primari, ovvero quelli indispensabili per la vita di tutti i giorni, sono tendenzialmente inelastici.

Perché?

Perché, indipendentemente dal prezzo, se ne hai bisogno sei portato ad acquistarlo a prescindere.

Fanno parte di questa categoria, per citarne alcuni, il cibo (pane, carne, pesce), il carburante, l’acqua, le utenze energetiche, ecc.

La maggior parte degli altri beni è tendenzialmente elastica, ovvero che un cambiamento di prezzo può essere determinante in fase di acquisto.

Un esempio?

I vestiti.

Ci sono capi di alta moda che hanno prezzi “simbolicamente alti“, ma è anche vero che indumenti a buon mercato hanno la loro grossa fetta di clienti.

Dato che una delle parole in voga oggi è “convenienza“, trovare prodotti a basso costo è molto più appetibile rispetto a trovarne a costi bassi ma comunque maggiori di quelli dei concorrenti.

Ecco perché marchi come Primark e Tezenis sono affermati in questo settore, nonostante ci siano marchi più blasonati sul mercato.

Ad ogni modo, non è questo l’argomento per cui siamo partiti con l’analisi dei beni e dell’elasticità della domanda.

Lo Stato conosce bene questa distinzione, essendo prevalentemente didattica, e deve sfruttarla al meglio per ottimizzare i suoi risultati.

Ed ecco come fa…


Elasticità della domanda e tassazione

Se tu dovessi scegliere su che categoria di prodotto far pesare una tassa, sapendo che se aumentasse il prezzo e diminuisse la domanda avresti meno introiti, cosa sceglieresti?

E perché proprio un bene inelastico?

Alla fine è matematica pura: se oggi un bene vende 100 prodotti a €5 e aggiungo €1 di tassa, può succedere che a prezzo €6 i prodotti venduti siano solo 20.

Scenario più che possibile.

Lo Stato questo lo sa ed è per questo motivo che ad essere tassati sono soprattutto i beni di prima necessità, nonostante i consumatori non ritengono etica questa scelta.

Ma perché allora fanno così?

Perchè anche se un litro di benzina costasse €0,90/lt e io ci metto un’accisa di €0,70/lt le macchine hanno comunque bisogno di carburante per andare avanti.

Allo stesso modo, non è aumentando il prezzo del pane di €1/kg che le persone decidono di passare alle brioches (giusto per citare un personaggio storico).

Ma allora perché non tassare un gioiello?

Perché se un gioiello costa troppo non lo compro e stop, senza farmi troppi problemi. Alla fine se non ne ho bisogno perché dovrei comprarlo?

Poi c’è il discorso IVA ma questa è tutta un’altra storia…

Ecco spiegato come mai certi prodotti sono così sovracaricati di tasse, con speciale riferimento alla benzina.

E sai cosa voglio dirti per concludere?

Dico che lo Stato sa che abbiamo bisogno della benzina, e se non è lo Stato a rimuovere le accise l’unica cosa che possiamo fare è fare a meno della benzina stessa.

Ed è per questo che la rivoluzione green, dalle auto elettriche alla mobilità sostenibile, è anche molto più conveniente di quanto possa sembrare.

Di Davide

Patito di trattori e chitarre scrivo sul mio blog da quando mi sono laureato in Economia presso l'Università degli Studi di Verona. Tratto strategie di marketing, accrescimento personale e professionale per raggiungere gli obiettivi.