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Coronavirus. Come la natura può influire sull’economia

Il Coronavirus ha stravolto completamente le certezze di molti di noi.. Ecco quali effetti può generare la natura sull’economia mondiale.

Il Coronavirus ha stravolto completamente le certezze di molti di noi, abituati ormai al “va sempre tutto bene“.

Il colpo più grande è stato fermare tutto. Chi l’avrebbe mai immaginato che la nostra società, frenetica e sempre in movimento, sarebbe stata costretta ad arrestarsi per fare fronte ad una minaccia “invisibile“?

Per una volta il termine “riflettere” non è solo un classico lamentarsi del cittadino medio popolare che naviga su Facebook commentando qualsiasi post capiti sotto tiro. Questa volta, infatti, riflettere serve davvero.

Così come nel caso del Coronavirus, nella storia dell’umanità ci sono state molte calamità che hanno messo in ginocchio sistemi, popoli e nazioni intere.

Ma cosa provocano concretamente questi eventi?


Eventi naturali nella storia

Se pensi che il Coronavirus rappresenti per l’umanità un caso più unico che raro ti stai sbagliando di grosso.

Non è mia intenzione sottovalutare questo fenomeno, sia chiaro.

L’impatto sociale che il COVID-19 ha generato è stato pesantissimo: sono state bruciate moltissime certezze della nostra vita ordinaria e si sono fatte spazio al loro posto molte incertezze nel breve e lungo termine.

Ma c’è chi ha subito di peggio.

Facciamo degli esempi:

  • Nel 64 D.C. un incendio distrusse 3 e danneggiò 7 dei 14 quartieri di Roma, mettendo in ginocchio la capitale dell’Impero;
  • Nel 79 D.C. un’eruzione vulcanica sotterrò letteralmente la città di Pompei, causando la morte di centinaia di persone (1600 stimate);
  • Intorno al 1350 la Peste Nera causò 20 milioni di vittime (stimate) in tutta Europa;
  • Nel 2004 un maremoto nell’Oceano Indiano causò la morte di oltre 200.000 persone, oltre a più di 3 milioni di sfollati;
  • Nel 2010 un terremoto ad Haiti costò 230.000 vite umane, oltre che a provocare danni ingenti sul territorio.

Cos’hanno in comune questi eventi?

Sono tutti eventi naturali, non causati dall’uomo. L’unica eccezione la fa il Grande Incendio del 64 D.C., ma la parte che interessa è il danno causato dal fuoco che è uno dei quattro elementi della natura.

Si tratta di casi in cui le conseguenze sono state le solite, pur con diverse entità: economiche, sociali, politiche, geografiche, ecc.

I fenomeni epidemiologici sono quindi solo una fetta delle forze della natura tali da mettere in ginocchio un sistema. Il Coronavirus, ad ogni modo, ci offre un assaggio di ciò che potrebbe accadere al verificarsi di ognuno di essi.


Coronavirus. Il caso 2020

Il caso COVID-19, conosciuto anche come Coronavirus, è stato un evento epidemiologico di scala globale, caratterizzato dalla diffusione di un virus che l’essere umano non era pronto ad affrontare.

Non essendo certa la sua origine, tra chi parla di complotti governativi e chi di pipistrelli malati, la velocità di contagio da cui si è propagato dalla Cina al resto del mondo è stata impressionante.

Di fronte ad un altissimo rischio di contagio, i Governi dei Paesi di tutto il mondo hanno dovuto prendere seri provvedimenti per evitare la diffusione e limitare diritti fondamentali dell’uomo tra le quali la libertà di movimento.

Una situazione paradossale.

Persone che non possono uscire di casa se non per motivi validi, famiglie che non si riuniscono per molto tempo, chiusura temporanea delle aziende, protocolli di sicurezza estremi…

Un evento di tali dimensioni e conseguenze non può che far presagire danni enormi per un Paese, principalmente di tipo economico. Non a caso una delle prime conseguenze è stata proprio il crollo della borsa di molti mercati.

In una situazione come questa, dove tutte le certezze decadono facendo spazio ad incertezze, dubbi e paure, solo una domanda ci ronza per la testa.

“E ora? Cosa succederà?”


Coronavirus. Le conseguenze della natura sull’economia

Quando accadono eventi imprevisti, ancor prima di quelli catastrofici, si tende a sminuire o sopravvalutare le conseguenze sulla vita di tutti i giorni. I giornali ed i Social Network si riempiono di previsioni, statistiche e opinioni personali di persone che competenze in materia non ne hanno affatto.

Ed è da queste notizie che si diffonde un’altra epidemia mondiale: quella delle fake news e dell’allarmismo immotivato.

Che senso ha agitarsi ancora di più rispetto a quello che serve?

Di certo non sarà tutto rose e fiori. Ma da qui al “disastro mondiale” ce ne passa di acqua sotto ai ponti.

Vediamo sotto alcuni profili le conseguenze che una calamità naturale, come nel caso del Coronavirus, possono provocare sull’economia.


Profilo globale

Il 18 giugno 2018 l’aeronautica mondiale ha fatto registrare la bellezza di 202.000 (duecentoeduemila) voli in sole 24 ore.

Molti di questi voli erano destinati a viaggi d’affari. Altri ancora avevano come meta località turistiche. Altri semplicemente permettevano alle persone di spostarsi da un luogo all’altro.

Nel caso di calamità naturali, come il Coronavirus, tutti questi spostamenti vengono bloccati per un certo periodo di tempo.

Che conseguenze possono avere?

  • Molti affari potrebbero saltare per il mancato incontro tra le controparti interessate;
  • I paesi che basano il proprio PIL sul turismo avrebbero un netto calo di visitatori e, conseguentemente, delle entrate economiche;
  • Si allungano i tempi di spostamento delle merci, ritardando i normali flussi produttivi e di consumo di fabbriche e famiglie.

Avremmo quindi davanti un doppio tipo di danno: da un lato quello economico e dall’altro quello temporale.

A rimetterci dal punto di vista economico sono quei Paesi prettamente turistici come le isole tropicali, isolate completamente dal resto del mondo.

Forse il danno economico potrebbe non interessarci direttamente, ma ricordiamo che il turismo in Italia genera poco più del 5% del PIL nazionale e occupa il 6% della popolazione.

Ma se il PIL riguarda la nazione nel suo complesso, l’occupazione riguarda ognuno di noi…

Nel caso di calamità naturali, come il Coronavirus, tutti questi spostamenti vengono bloccati per un certo periodo di tempo.


Profilo occupazionale

Prova per un momento ad immaginare il senso principale del termine “occupazione” in ambito lavorativo. Perché le aziende assumono personale?

Il mercato del lavoro è composto da due parti:

  • Domanda di lavoro. Le persone offrono il proprio tempo e le proprie competenze a chi ne ha bisogno;
  • Offerta di lavoro. Le aziende devono produrre beni e servizi ma hanno bisogno di manodopera per farlo.

Devo, ad esempio, costruire una nave? Posso comprare il materiale da un fornitore, ma ho bisogno di braccia umane per posizionarlo nel modo corretto.

Abbiamo quindi visto come una calamità come il Coronavirus rallenta la fornitura alle aziende di materia prima, incidendo anche sui tempi di realizzazione dei prodotti.

Proviamo a fare una scaletta:

  • Un cliente mi conferma un ordine per la produzione di una barca su misura;
  • Assumo 20 persone per produrla, impegnandomi a realizzarla in 3 mesi;
  • Arriva un virus e mi bloccano la fornitura di materiali;
  • Il cliente mi cancella l’ordine perché la barca serviva entro i termini previsti.

Secondo te che fine fanno quei lavoratori?

A meno che non ci sia la possibilità di riallocarli, rimarranno sicuramente senza lavoro. E se un’azienda deve scegliere tra il pagare un lavoratore che non produce e licenziarlo, la scelta finanziaria è ovvia e non serve che te la dica.

Questo è proprio il problema dal punto di vista occupazionale: la temporanea assenza di lavorazioni da portare avanti dovuta al rallentamento delle forniture.

Immagina un elastico sempre tirato che in un momento come questo si distende. Finché non ci sarà bisogno di ripartire a correre, e quindi l’elastico si tenderà fino quasi a spezzarsi, non ci sarà la necessità di distenderlo ancora di più.


Profilo finanziario

Nella vita di tutti i giorni hai bisogno del denaro per far fronte a spese ricorrenti: affitto, mutuo, bollette, spesa alimentare, abbonamenti vari e chi più ne ha più ne metta.

Allo stesso le aziende hanno bisogno di denaro per fare fronte a spese che non possono non sostenere.

Una tra tutte? Lo stipendio dei suoi dipendenti.

Il problema è che, come per tutti, i soldi non crescono sugli alberi. Bisogna guadagnarseli con il proprio operato, scegliendo un prezzo che ci permetta di fare fronte a tutte le nostre esigenze di tipo economico e finanziario.

Se un’azienda rimane quindi senza lavoro, come pensi che possa guadagnare i soldi per pagare lo stipendio ai suoi dipendenti?

Il problema è che questa situazione genera un effetto domino:

  • L’azienda A invia un ordine all’azienda B;
  • L’azienda B ordina all’azienda C i prodotti per realizzare l’ordine;
  • A causa del virus l’azienda A cancella l’ordine all’azienda B che rimane senza liquidità;
  • L’azienda B non riesce a pagare l’azienda C;
  • L’azienda C si trova senza liquidità perché l’ha usata per acquistare i prodotti da rivendere a B.

E via dicendo…

Facevo prima l’esempio della costruzione di una nave. MSC produce un fatturato annuo di 28,1 miliardi di euro, che equivalgono ad oltre 76 milioni di euro al giorno.

Ogni giorno non lavorato costa potenzialmente 76 milioni di euro.

Quanto pensi possa pesare un mese di stop assoluto?

Se pensi ad una piccola/media azienda italiana, semplicemente fa una proporzione: meno fatturato, ma anche meno spese necessarie.

Il concetto è lo stesso.

E perché il mercato crolla?

Perché il valore di azioni e obbligazioni si basa sulla capacità dell’azienda di generare utili e rimborsare il debito ai suoi creditori. Ma senza liquidità la vedo un po’ difficile…


Profilo sociale

Penso che questa sia la parte più interessante tra tutte.

Pensi davvero che una volta finita l’emergenza, che tutto sia tornato alla normalità, le cose tornino ad essere come prima?

Non pensare solo al Coronavirus. Pensa ad un’eruzione vulcanica, uno tsunami, un tornado o qualsiasi altro evento naturale.

Non pensi che le persone cambierebbero il loro stile di vita? Abiteresti ancora alle pendici di un vulcano attivo? Andresti ad occhi chiusi in un Paese ad alto rischio tsunami?

Non sarà più “tutto come prima”. Ci proveremo, ma sarà impossibile riuscirci.

Probabilmente non gireremo per tutta la vita con guanti e mascherina, ma quando scopri che delle abitudini routinarie possono essere pericolose tendi a non ripeterle. Un po’ come quando compri sempre cibi a basso costo e scopri che sono nocivi.

Gli esseri umani sono creature “spugnose” dal punto di vista del pericolo. A differenza degli animali, che devono provare dolore prima di capire che una cosa non va fatta, l’essere umano assorbe l’esperienza di altri come se fosse stata sua.

Se quindi scopro che è bastato uno starnuto in qualche Paese disperso per dare via ad una calamità, cerco di non ripeterlo nel mio piccolo per contribuire alla diffusione.

Quindi mani lavate più spesso, distanza vitale maggiore tra le persone, mano (o meglio gomito) di fronte alla bocca in caso di starnuto…

Sono solo alcuni accorgimenti che faremo fatica a farne a meno d’ora in poi.

E stiamo parlando solo di Coronavirus. Immaginiamo gli altri eventi naturali…

Non sarà più “tutto come prima”. Ci proveremo, ma sarà impossibile riuscirci.


Coronavirus. Le nuove opportunità.

Sul web per ogni notizia positiva ne trovi centinaia di negative, come se alle persone piacesse piangersi addosso piuttosto di trovare soluzioni per uscirne.

Per fortuna dalle ceneri di ogni evento negativo possono sorgere nuove, e rinnovate, soluzioni positive.

Pensando dal punto di vista lavorativo in ambito Coronavirus, non possiamo che citare il caso dello Smart Working. Troppo difficilmente i titolari delle aziende si fidano a far lavorare i propri dipendenti da casa, preferendo quindi il controllo marziale, ma con questa esigenza straordinaria il lavoro da remoto si è rivelato un salvagente per il proseguo dell’attività lavorativa.

Troppo spesso la concorrenza delle aziende si ferma alla provincia o alla regione di appartenenza. In questo modo, invece, posso reclutare le migliori menti da ogni angolo del mondo.

Leggi anche | Smart Working. Cos’è, come funziona e come richiederlo

Pensiamo inoltre alle normative igeniche a lavoro: quante volte sono state snobbate perché “inutili” o “allarmiste“? Risultato: quando ce n’è stato bisogno non c’erano, e chi non ce le aveva ha dovuto pagare fior di quattrini per rifornirsi di DPI oppure direttamente chiudere.

O anche tutte e due assieme.

Sono proprio queste esperienze che ci fanno migliorare ed adattare tutto ai tempi che corrono.

E che dire della solidarietà sociale? Delle migliaia di euro donate per la lotta ad un qualcosa che unisce un Paese?

Per non parlare della riscoperta di sé stessi, della capacità di mettersi in gioco in situazioni di difficoltà.

E molto altro ancora.

Lo Smart Working si è fatto spazio con l’emergenza sanitaria. Si prospetta una larga diffusione.


Coronavirus e natura. Le conclusioni

Gli eventi naturali sono catastrofici soprattutto perché sono imprevedibili e spesso ingestibili, come nel caso di terremoti o epidemie fulminee.

Le conseguenze di questi eventi sono di diverso tipo e si tende a vederle dal punto di vista negativo, soffermandosi soprattutto sul piano economico ancor prima di quello sociale. Ma è proprio a livello sociale, ovvero nel rapporto quotidiano con gli altri, che non ci accorgiamo cambi qualcosa.

La capacità che un interno popolo ha di affrontare un evento naturale negativo è il punto di inizio per la capacità di riprendersi. Non è quindi solamente una questione di piangersi addosso e prevedere il peggio, lasciando che le negatività facciano il loro corso, quanto piuttosto rimboccarsi le maniche e rinnovarsi.

Un caso importante, verificatosi con il Coronavirus, è stato la diffusione dello Smart Working fino a quel momento snobbato da molti imprenditori.

Sapersi rialzare, analizzare gli errori per correggerli, comprendere i miglioramenti. Sono questi i punti per la ripartenza.

Piangersi addosso non serve a niente.

Di Davide

Patito di trattori e chitarre scrivo sul mio blog da quando mi sono laureato in Economia presso l'Università degli Studi di Verona. Tratto strategie di marketing, accrescimento personale e professionale per raggiungere gli obiettivi.