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Marketing e Comunicazione

5 utili trucchi per sviluppare un brand efficace

Di brand intesi come puro logo ne conosciamo moltissimi, ma sono pochi quelli che conoscono i veri brand efficaci.

Di brand intesi come puro logo ne conosciamo moltissimi, ma sono pochi quelli che conoscono i veri brand efficaci. Questo perché siamo abituati a sentire parlare di aziende come Apple, Google, Nike, Ferrari, Coca Cola ma non sappiamo cosa sta sotto a questi naming.

Sì, perché come avviene con la reputazione delle persone anche con le aziende il nome che precede una serie di caratteristiche è l’olimpo di un marketing manager.

Ma è anche la sua sfida.


Cos’è il brand

Facciamo innanzi tutto una premessa di non poco conto: il brand NON è il logo che vedi stampato sulla maglietta, sulle scarpe o sul sacchetto della spesa. Il marchio è una cosa, il brand/marca è altro.


#1 Fatti sponsorizzare

La pubblicità è sempre stato uno strumento molto diffuso per la diffusione di un brand, su questo non c’è dubbio. Siamo però oggi di fronte a nuovi tipi di marketing e advertising che si distaccano dal classico “pago per farmi vedere“.

In particolare oggi siamo di fronte ad una spinta mediatica fuori dal comune, tramite la quale vengono passati innumerevoli messaggi. In particolare:

  • Video advertising. Utilizzare brevi video aiuta a convertire molto di più rispetto ad una televendita o immagini statiche;
  • Reviews Marketing. Richiedere recensioni, possibilmente positive, spinge i clienti ad acquistare da venditori a 5 stelle rispetto ad altri più “scarsi“;
  • Influencer Marketing. Farsi consigliare da figure famose influenza a dismisura il processo decisionale di un cliente.

Mettendo insieme questi pezzi otteniamo una combo pazzesca: faccio consigliare ad un influencer il mio prodotto tramite video, possibilmente affiancandoci delle buone recensioni da parte di clienti già esistenti.

Perché non basta l’influencer? Semplicemente perché la visibilità non basta e qualcuno potrebbe pensare che la figura sia semplicemente pagata per parlare bene del prodotto, indipendentemente dalla qualità effettiva.

Meglio evitare queste figuracce, non credi? 😉


#2 Vendi emozioni, non prodotti

Sempre più spesso si parla di “economia delle esperienze“, ovvero il fatto che l’oggetto del business moderno non è più il mero prodotto o servizio ma piuttosto tutto ciò che gravita attorno. I servizi, quindi, sono arricchiti di ulteriori servizi ed i prodotti hanno sempre qualcosa di “speciale“.

Tutto questo perché l’oggetto del marketing non è il cliente nella sua generalità: si punta alla mente.

Spesso ci dimentichiamo di ciò che abbiamo consumato il giorno prima, di ciò che abbiamo mangiato a pranzo, di dove abbiamo dormito…

Ma quello che non dimentichiamo solo le esperienze, i sentimenti che abbiamo provato in quei momenti. Ecco il perché della musica, dei profumi, dei suoni, delle parole e di tutto il contesto esterno all’oggetto principale dell’attività.

Ma come si fa a vendere emozioni?

  • Crea un rapporto tra te ed il cliente, non fermarti al semplice atto della compra-vendita;
  • Colpisci i bisogni, ma punta alle necessità inconsce più profonde. Sono quelle che veicolano le scelte;
  • Impara a conoscere il tuo cliente per identificare il tuo target;

Non sto dicendo che sia facile, ma mettere in atto tutto ciò può semplificare molte altre cose 😉


#3 Ascolta i clienti, ma fatti ascoltare

Ho già parlato in altri articoli della User Experience (UX), ovvero l’analisi del comportamento di un cliente nella sua fase decisionale.

Ma cosa c’entra l’ascoltare i clienti?

Significa semplicemente che il miglior modo per capire qual’è il miglior modo per aumentare le conversioni è analizzare a fondo il comportamento di chi è già entrato nel nostro funnel: quali step hanno seguito coloro che sono diventati clienti, dove si sono fermati gli utenti che si sono fermati prima di convertire, capire da dove deriva il traffico originario…

Ho consigliato un utile strumento per l’analisi della UX sul tuo sito Web: Hotjar. Analizzare il comportamento di un utente sul sito consiste in:

  • Comprendere come ci si muove sulle singole pagine;
  • Capire come l’utente giunge sulle nostre pagine obiettivo, ovvero gli step che compie con maggior frequenza;
  • Comprendere come vengono compilati i form e dove l’utente si blocca;
  • Chiedere feedback diretti per un miglior sviluppo del sito.

Facile quando un programmino ti fa tutto il lavoro sporco, no? 😉

Ma cosa vuol dire “fatti ascoltare”?

Beh significa semplicemente che il cliente non ha sempre ragione, anzi! Come azienda hai il dovere di garantire il massimo beneficio al tuo cliente, quindi è tuo interesse evitare innanzi tutto che un cliente troppo sicuro di sé utilizzi il tuo prodotto/servizio in modo sbagliato.

Quindi da un lato cerca di capire quello di cui un utente ha bisogno per fornirgli la soluzione, ma cerca allo stesso tempo di “istruirlo” prima che la sua soddisfazione si tramuti in “da questo qui non tornerò mai più!“.


#4 Piaci & Fatti piacere

Un’altra importante questione da ricordare sempre è che la prima impressione è fondamentale. Sapersi presentare al meglio è un chiaro messaggio nei confronti del potenziale cliente, al quale si trasmetterà una sensazione di serietà e fiducia.

Il problema, come sempre, consiste nel capire quali siano le preferenze dei tuoi clienti poiché siamo tutti diversi, anche sotto l’ottica dei gusti.

Torniamo quindi all’analisi della UX, come spiegato in precedenza 😉

Ecco un interessante video dal quale titolo (come piacere agli altri) puoi già capire quale sia l’oggetto del discorso:

Piaci e fatti piacere. Questo alla fine è il fondamento di ogni brand.


#5 Impara a gestire gli altri

Quando ci si lancia sul mercato ci si dimentica spesso di una cosa fondamentale: non siamo gli unici al mondo. Non è che tutti stessero aspettando la venuta della tua azienda per acquistare da te, mettitelo bene in testa!

Dico ciò perché in genere gli step sono questi:

  1. Ho un’idea fighissima e mi lancio con il progetto;
  2. Vedi che non ottieni i risultati che ti aspettavi (99% dei casi);
  3. Perdi fiducia e chiudi il progetto.

Ma perché? Era un’idea talmente interessante che ero sicuro di poter fare il colpaccio…

Sai qual è il problema? Che spesso e volentieri non si tiene conto dei fattori esterni: mercato, competitors, realtà legislative, ecc…

Ma quindi cosa intendo per “gestire gli altri”?

  • Saper dare le giuste risposte ai clienti, rispondendo a telefonate, mail, commenti sui Social Network e tutto ciò che viene fatto pubblicamente. In genere si tende a risolvere pubblicamente il risolvibile, passando in privato solamente per sistemare le questioni più delicate;
  • Saper riconoscere i propri limiti ed i propri punti di forza. In tal senso non conviene sfidare un competitor dove è più forte, anche perché quando non si riesce a battere un nemico a volte è più conveniente unirsi a lui, non credi? 😉
  • Avere una visione innovativa continua. Il mercato muta e con esso mutano le esigenze, quindi saper accontentare clienti e fornitori in tempi brevissimi è una questione di vita o morte (chiedilo a Nokia con la questione dei touchscreen).

Conclusioni

  • Il brand non è il marchio, mettitelo bene in testa!
  • Farsi sponsorizzare non significa girare per la città facendo i ganzi con le Air Max da 200€, ma significa creare una visibilità facendo combaciare gli interessi di due brand paralleli;
  • Non è più sufficiente vendere un prodotto o un servizio, ma bisogna saper vendere emozioni;
  • Fatti piacere dagli altri e non piacere solo a te stesso. Quello che vedi allo specchio non è per forza quello che vedono gli altri;
  • Impara a gestire gli eventi esterni per migliorare la tua visibilità e, di conseguenza, il tuo brand.

Di Davide

Patito di trattori e chitarre scrivo sul mio blog da quando mi sono laureato in Economia presso l'Università degli Studi di Verona. Tratto strategie di marketing, accrescimento personale e professionale per raggiungere gli obiettivi.